Dei treni, aerei e ponti

  
Eh, niente, son di nuovo in treno. L’arrivo in stazione mi crea sempre dei problemi, un pò perché mi pare sempre di essere in ritardo, mentre invece sono in perfetto orario, un pò perché temo di sbagliare binario e invece di andare a Bologna mi ritrovo a Canicattì, come la bella Rossellas giorni fa citò.

È come quel sogno ricorrente in cui io cerco di comporre un numero di telefono sulla tastiera e sbaglio. Mi confondo sempre e lo ridigito  all’infinito, lo ripeto facendo attenzione a dirigere le dita sul tasto corretto, ma niente, non riesco a fare quella telefonata. Che vorrà dire tutto ciò?

Dire Straits questa volta, che il viaggio è più lungo e il compagno di fianco promette bene. Piacente uomo di mezza età, che non spiaccica una parola, completamente assorto nel suo mobile. Chissà se il mio Tumblr lo distoglierà dai suoi pensieri così assorti? Si è addormentato, niente giochetti, darling.

Fuori è buio pesto, nonostante siano le 7 di mattina. Che ci faccio su questo treno, in piena notte, con la borsa da finta manager e il tacco feticcio, seduta in questi odiosi salottini, che facilitano il dialogo, mentre io vorrei solo sedermi in fondo con la giacca a mò di coperta e appoggiare mollemente la mia testa sulla tua spalla, se solo fossi qui? Invece no, sei lontano e forse non mi stai neanche pensando, mannaia a te!

Che mi fa venire in mente quella volta in aereo, a lunga percorrenza in cui c’erano due ragazzi che passavano tutto il tempo nascosti sotto la coperta di cortesia infeltrita, che volentieri di sgamo ti porti a casa ed io pensavo o si stanno toccando impunemente oppure stanno per schiacciare il pulsante della bomba H.

Questa volta il viaggio è più lungo, non è solo Milano è addirittura Bologna, che solo ad ascoltare il suono della parola mentre la pronunci con quella bocca da leccare, ti vengono in mente tortellini col parmigiano e pane e mortadella, dove le donne son più disponibili e gli uomini marpioni fanno a pugni per mostrarti la retta via.

Non guardiamo nella stessa direzione, ma siamo qui, su questo ponte e c’è un’attrazione speciale e la luce, la luce è splendida. Te l’ho già detto che pretendo una sessione di spanking?

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E niente, son di nuovo in treno, sull’Italo delle mie brame.

Mi piacciono i treni alta velocità perché ti indicano sui monitor dove si fermeranno i vagoni. Così tu ti accorgi sempre che sei dalla parte opposta, inizia la fiumana di gente che si sposta da un capo all’altro del binario e poi immancabilmente il treno non rispetta le indicazioni dei monitor e tutti di nuovo si spostano all’altro capo. Fantastico, pare ‘na danza! In Giappone funzionava uguale ma non sbagliavano mai, neppure le persone. Veggenti!

 Questa volta non posso fare le candid camera con i vicini, mentre scrollo le foto maiale su Tumblr, perché mi han piazzato in un sedile da sola, extra large, addirittura. Meglio così, d’altro canto, visto che a far la simpatica e maliziosa, l’altra volta mi son bruciata il traffico di due mesi in quattro giorni. Ma quanto magnano le foto e i video? Uno sproposito. Anche perché il Wi-Fi sui treni è una grossa bufala.

E allora che fare per passare il tempo, certo non posso guardare fuori dai finestrini, che è tutto grigio, ma grigio nebbia e niente non si vede nulla, esattamente come a Budapest, come ricorda l’amichetto Gintoki.

E allora scorgo la posta e cosa ti arriva? La mail del sexi shop, che non è esattamente un sexi shop come gli altri, ma un posto parecchio raffinato, in centro città, che costa il triplo, ma la commessa non mastica chewingum svogliata e non ti risponde a monosillabi, ma da perfetta padrona di casa ti presenta tutte le funzionalità delle palline, che sono a scelta o viola o rosa shocking, splendide al tatto e quando le infili con nonchalance, spariscono per magia, puff!, meglio degli spettacolini trash di quest’estate in Tailandia. E le puoi usare per fare i mestieri oppure (parole testuali) mentre il tuo lui ti incula. Ok, mi hai convinta, le prendo!

Ma nel catalogo via mail c’è un pò di tutto, il ring counter che infila lui e conta le calorie consumate, il numero di spinte e il tempo impiegato (!), l’intramontabile ovetto da indossare al ristorante o al supermercato mentre fai la spesa, la mascherina in vinile, che pare un pizzo, vedo, non vedo e i fantastici plug anali di nuova generazione, in diversi formati, rigidi e anche un pò morbidi, che di nuovo ti permettono spettacoli di magia, da veri professionisti!

E intanto sono arrivata, la spesa al sexi shop per corrispondenza mi tocca rimandarla a più tardi. Milano, here I am!