Tutti a scuola

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Basta! E’ davvero ora di dare una svolta alla mia vita, così non può continuare: è arrivato il momento di prendere seriamente in considerazione il fatto che devo tornare sui banchi di scuola. Capisco che non sia facile alla mia età riprendere in mano carta e penna e calamaio, ma quando è troppo, è troppo.
Non si può sempre improvvisare, far finta di essere dei veterani e non esserlo: gli altri se ne accorgono, lo capiscono benissimo, a volte sei impacciato, a volte tentenni, sbagli i tempi, sei troppo precipitoso, oppure aspetti troppo e dopo un po’, inevitabilmente, decidono di rivolgersi a qualcun altro, più esperto, professionale, capace: ti mollano lì, con tutta la tua voglia repressa e la tua buona volontà andata a puttane.
Perché ogni dettaglio è importante: il suono, i tempi, l’attesa, il respiro, lo sputo, il dolore, il rossore, la posizione della mano, la schiena inarcata, i fianchi, gli strumenti di lavoro e qui si apre un nuovo mondo, la selezione accurata, la preparazione, le forme, i colori, i materiali, come dosi la forza della mano, l’inclinazione, la precisione.
Basta un colpo dato male e in un istante rischi di rovinare tutto: spezzi l’atmosfera, distrai, innervosisci, fai perdere l’eccitazione, annoi o addirittura provochi dolore. No, no, così non va proprio!
Lo sappiamo tutti: sono i particolari che fanno la differenza ed io voglio essere brava, efficace, competente.
Voglio l’attestato da incorniciare e appendere sopra il letto, firmato e vidimato che dimostri senza ombra di dubbio, nero su bianco che ho studiato alacremente!
Ho deciso quindi di iscrivermi e frequentare una scuola specializzata, con tutta la dovizia e l’impegno necessario, voglio seguire le lezioni di teoria: anatomia, medicina, psicologia, fisica, acustica, chimica e poi mi concentro sulla parte pratica e di approfondimento: devo fare esercizio, tanto esercizio, su corpi diversi, fisicamente differenti, anche con sessioni di gruppo, per essere sempre in grado di gestire ogni tipo di situazione, dalla più basica alla più complessa e articolata.
Da lunedì, perché si inizia sempre tutto di lunedì, con la mente fresca e riposata, mi iscrivo alla scuola svizzera di spanking!

Il telefono e l’asina


Ho difficoltà a digitare i numeri della tastiera del telefono.

Ho provato a cercare se questo disturbo ha un nome, ma non ho trovato un termine, magari con radice greca, che dona autorevolezza e lustro, alla mia sindrome. Forse non ho cercato abbastanza? Ecco, potrebbe essere aprassia, dal greco a- prefisso di negazione, e praxía fare, quindi incapacità di fare.

Niente di grave, per carità, ma sono abituata ad andare direttamente in rubrica, per cui è facile non sbagliare. Mentre invece quando devi schiacciare in sequenza dei tasti, dei numeri senza invertirli, senza saltarli, senza distrarsi, senza confondere il 2 con il 5, il 6 con il 9, il 7 con l’1, ecco qui casca l’asino, anzi l’asina. È una forma di dislessia legata solo al telefono.

Che poi potrebbe essere anche divertente, un gioco, se non ti succedesse in ufficio. Componi un numero di telefono pensando di chiamare un fornitore, invece chiami uno sconosciuto. Come tirare i dadi, come la roulette, come quei coglioni che ti scrivono su Facebook facendo finta di conoscerti, come quelli che alle feste approcciano con un non ci siamo già visti da qualche parte? Certo, come no.

Ricordo che alle medie, ma immagino lo abbiano fatto tutti nella vita, andavo a far finta di studiare da una compagna veramente fica. Era altissima, magra, coi capelli corvini. La trovavo davvero bella, ma era una vera somara a scuola. Invece di prendere i compiti in mano, afferravamo la guida del telefono (N.d.r. Esiste ancora? È un oggetto così retrò!), sceglievamo i cognomi più assurdi e via di scherzi telefonici. Ridevamo come matte. Chissà che dicevamo. Era un momento molto intimo tra me e lei, io facevo un pò la buffona e mi beavo a vederla sghignazzare per le stupidaggini che m’inventavo, parlando con emeriti sconosciuti. Me la ricordo perfettamente nonostante siano passati trent’anni. Ahh!