Che c’è per cena, stasera? 

 mango 
C’era un tempo in cui mi piaceva andare a cena fuori nei posti ricercati, eleganti, curati, cari, stellati. C’era una grande ricerca da parte mia nel selezionare il posto giusto. L’arredamento e l’ambiente andavano di pari passo con il cibo, che non poteva essere certo qualcosa che avresti potuto mangiare a casa. Doveva essere un’esperienza particolare, da vivere e poi magari raccontare, sparando giudizi e opinioni sulla piattaforma adatta ad accogliere questo tipo di cose: Tripadvisor. Vi sono iscritta da dieci anni e ogni tanto mi mandano i complimenti perché son utente parecchio esperto. Addirittura. Mi hanno persino mandato dei gadget a casa.

Ora devo dire son parecchio cambiata e godo ad andare a mangiare sempre negli stessi posti. Poi ogni tanto testo anche i nuovi, ma il piacere maggiore lo provo quando torno nei soliti due o tre locali: mi piace entrare come un’abituè, sedermi sempre al solito tavolo, ordinare il solito cocktail e lanciare un sorriso alla solita cameriera.

Rimango un punto di riferimento tra amici, colleghi e parenti, perché spesso mi chiedono consigli su dove andare a mangiare. Mi fa piacere aiutarli, mi piace essere considerata esperta in questo tipo di cose.

Ultimamente vado a mangiare in una bocciofila. Un posto alla buona, pieno di baldanzosi vecchietti, che ti servono in ciabatte di lana gli gnocchi di patate fatti in casa conditi col ragù di salsiccia e l’insalata russa piemontese, sulla tovaglia a quadretti. Che ti chiedono con amore se va tutto bene e ti cazziano e ti mettono in imbarazzo se non finisci il piatto. Ti fanno anche un po’ fretta, perché poi apparecchiano il tavolo di fianco a te, e mentre tu sei al dolce, si siedono vicini, vicini e mangiano le stesse cose che hai ordinato tu.

Oppure mi piace il bistrot caldo e accogliente, con i piatti della tradizione, ma sempre un pò rivisitati in chiave fusion. Lì puoi pasteggiare con un superalcolico e ascoltare la musica giusta in sottofondo. Con i bicchieri tutti diversi e i grissini nella scatola di legno. E ordini sempre il solito, senza neppur dover specificare cosa.

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Al ristorante


Non ho fame, mi pare una perdita di tempo inutile. Non ho fame, ma mi piace darti la mano, intrecciare le nostre dita, farmi tirare un pò e seguirti saltellando sui miei tacchi instabili, mentre scendiamo dal taxi.

Non ho fame, ma hai prenotato e ogni tuo desiderio è un ordine. È una perdita di tempo, perché io ho bisogno di starti addosso ogni momento.

Andiamo, sono pronta. Mi sono preparata per noi, mi piaccio. Non sono nè bella, nè brutta, sono seducente per te. So esattamente quali tasti pigiare, al momento.

Sediamoci uno di fianco all’altro, al tavolo col cartellino ‘Riservato’. La sala è colma, i camerieri si muovono come su una scacchiera.

Non ho fame, ma ordiniamo qualcosa. Siamo qui, io e te, come una coppia qualunque. Eppure c’è il fuoco dentro i nostri corpi, tra le nostre cosce, nelle nostre teste, in fondo ai nostri cuori.

Non me ne frega un cazzo di mangiare. Mi basta uno yogurt al caffè da 500 grammi, raccolto col cucchiaio, seduta per terra, mentre ti accarezzo i capelli arruffati, dopo l’amplesso a novanta.

La tua mano larga sulla mia coscia che scorre dal ginocchio, sulle autoreggenti, sulla carne, agli slip, che non ci sono. Allargo le gambe, le pedine, i camerieri della scacchiera, ci guardano attoniti, imbarazzati, schifosamente arrapati. Allargo le cosce, inclino la schiena, ti facilito il compito.

Mi è venuta fame, finalmente. Toccami qui, ora, in mezzo al chiasso dei piatti in finta porcellana, le tovaglie immacolate, le posate in silverplate, le coppie vergini pallose, che non sanno niente del nostro amore. Sbranami, divorami, l’esibizionismo in luoghi pubblici, flashing, per gli amanti del genere, è una delle categorie porno che mi fa godere di più.

Siamo maleducati, inappropriati, cafoni, incivili, indolenti, sozzi.

Siamo noi, tu ed io.