Siamo noi orchidee

Illustrazione di Alidivelluto.

Questo è il tempo delle orchidee, come anche Mister K. ci racconta, che se durante l’anno le hai protette e bagnate, ora sono in fiore, tremendamente stupende, perfette, anche chiuse in cattività, nei nostri appartamenti eccessivamente riscaldati, inquinati. Che io le ho viste crescere nella giungla, appoggiate come parassite sugli alberi, tra le scimmie. Chissà se quelle dipendono da qualcosa, da qualcuno?

Pensavo di non essere buona a mantenerle, perché morivano sempre, poi ho scoperto che io non c’entro nulla, mio malgrado. Ero convinta di avere una certa influenza su di loro, di poterle controllare, invece quelle se ne sbattono altamente. Io non so se sta cosa è una verità assoluta, ma mi sono fatta l’idea che il 99 per cento del successo, della loro esistenza sia l’ambiente in cui si trovano. Un posto riparato, protetto, illuminato, ma senza luce diretta. E allora, quando sono pronte, ti donano dei ramoscelli ricchi di infiorescenza, che tolgono il fiato.

Credi che il merito sia tuo, l’amore, la comprensione, la dedizione, la cura, le mani, la bocca, il naso, l’acqua, la luce, le tenebre, il sostegno, la presenza, le parole, e invece quelle sono totalmente impermeabili ad ogni attenzione, ogni slancio, ciascun singolo gesto d’affetto.

Io davvero non so cos’abbiano questi fiori, che io preferisco di gran lunga le peonie, così disordinate, fitte, generose, romantiche, ma il loro essere così geometriche, spudorate, carnose, voluttuose, le rendono selvaggiamente attraenti. A tratti volgari, sessuali, sembrano un sesso disponibile e provocante. E Mickey Rourke lo sa!

C’era un tempo, credo dieci anni fa, in cui frequentavo un corso serale di giardinaggio all’università popolare. Avrei voluto imparare tutto, aggirarmi tra i giardini con zappetta e scala, con i guanti, il cappello a larghe falde, le gocce di rugiada, gli stivali di gomma, il grembiule, la camicetta a quadri, in perfetto stile british.

Avrei voluto conoscere i nomi dei fiori a memoria e assorbire i segreti di quel mondo così affascinante. Ho imparato poco, anzi proprio niente.