Ode al sacco

   
Per il progetto #zozzolerci lanciato da Ali di velluto e Ysigrinus,  aggiungo un mio piccolo contributo.

Ringrazio Ali di velluto per il disegno bellissimo.

Dico gatto.

Non dico gatto se non ce l’ho nel sacco.

Cerco il sacco.

Sacco in latex, non ce l’ho.

Sacco serio neanche.

Ma ho un’urgenza, una tremenda fretta, anzi abbiamo.

Vado in cucina a cercare un surrogato, un sostituto. Cosa trovo?

Ecco! Ho la pellicola trasparente. Ne ho comprata a pacchi.

Sono andata al supermercato e ne ho riempito il carrello.

Spiega la plastica morbida e sottile, appiccicosa, che comprime e non fa respirare.

Srotola, srotola con attenzione. Avvolgimi dentro, non sono un panino, si, sono il tuo panino.

Scegli tu cosa lasciare fuori, un pezzo di carne a scelta, la pelle, una protuberanza, una fessura, un buco, il baratro, le montagne, le colline, un ramo, la radice.

Mi piace un sacco.

Non riesco a liberarmi, mi sento una mummia alla tua mercè.

Mi affido a te e la temperatura un pò si alza. La plastica mi fa sudare, mi costringe, sento le tue dita che mi toccano, che premono, ma non mi sfiorano veramente.

Fa caldo, molto caldo, chiudo gli occhi: dieci sacchi per te se indovini a cosa penso!

 

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