Rebus #zozzolerci #2

Continua il progetto #zozzolerci, a cui stanno partecipando tanti blogger solerti e fantasiosi. Qui le semplici istruzioni per aderire.

Ecco il mio umile nuovo contributo: i rebus! Ne ho preparati tre, ecco il secondo.

Mandatemi le soluzioni via mail. Il vincitore assoluto sarà premiato con una sorpresa (!).

  
Rebus: 8, 3, 10

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Rebus #zozzolerci #1

Continua il progetto #zozzolerci, a cui stanno partecipando tanti blogger solerti e fantasiosi. Qui le semplici istruzioni per aderire.

Ecco il mio umile nuovo contributo: i rebus! Ne ho preparati tre, ecco il primo.

Mandatemi le soluzioni via mail. Il vincitore sarà premiato con una sorpresa (!).

 

Rebus: 7, 10

Ode al sacco

   
Per il progetto #zozzolerci lanciato da Ali di velluto e Ysigrinus,  aggiungo un mio piccolo contributo.

Ringrazio Ali di velluto per il disegno bellissimo.

Dico gatto.

Non dico gatto se non ce l’ho nel sacco.

Cerco il sacco.

Sacco in latex, non ce l’ho.

Sacco serio neanche.

Ma ho un’urgenza, una tremenda fretta, anzi abbiamo.

Vado in cucina a cercare un surrogato, un sostituto. Cosa trovo?

Ecco! Ho la pellicola trasparente. Ne ho comprata a pacchi.

Sono andata al supermercato e ne ho riempito il carrello.

Spiega la plastica morbida e sottile, appiccicosa, che comprime e non fa respirare.

Srotola, srotola con attenzione. Avvolgimi dentro, non sono un panino, si, sono il tuo panino.

Scegli tu cosa lasciare fuori, un pezzo di carne a scelta, la pelle, una protuberanza, una fessura, un buco, il baratro, le montagne, le colline, un ramo, la radice.

Mi piace un sacco.

Non riesco a liberarmi, mi sento una mummia alla tua mercè.

Mi affido a te e la temperatura un pò si alza. La plastica mi fa sudare, mi costringe, sento le tue dita che mi toccano, che premono, ma non mi sfiorano veramente.

Fa caldo, molto caldo, chiudo gli occhi: dieci sacchi per te se indovini a cosa penso!

 

Cucù


Apro la porta.

E ci sei tu in cannotta bianca a leggere costine. Ti segna i pettorali, ti esalta le spalle, ti copre quella pancia perfetta che ti ritrovi, dove amo appoggiare la testa. Per ore.

Hai i jeans, una cassetta per gli attrezzi, una matita infilata sull’orecchio e mi chiedi cosa c’è da riparare. La lavatrice, ecco, per di qua.

Apro la porta.

E ci sei tu in giacca e cravatta, in completo grigio ferro e camicia. Occhiali da sole e cinta di cuoio che si intravede, ma dice tutto. Zainetto morbido scuro da manager rampante e ti scusi perché sei in ritardo alla riunione.

Apri il portatile e non posso fare a meno di notare le tue mani nervose e sensuali. Illustrami il progetto, prego.

Apro la porta.

E ci sei tu con lo stetoscopio al collo, il camice semiaperto e le ciabatte mediche. Hai gli occhiali da vista, uno sguardo preoccupato e mi esorti a sdraiarmi sul lettino. Sono malata e mi vuoi curare. Tu.

Mi osculti qui, dottore. Le pare grave?

Apro la porta.

E ci sei tu in calzoncini, polo bianca, scarpe da ginnastica e racchetta da tennis in mano. Saltelli sul posto, sei un pò sudato e mi chiedi di fare una partita insieme. Mi vuoi stracciare, non credo sia difficile visto che non so giocare a tennis. Servi tu per primo?

Apro la porta.

E ci sei tu, con gli stivali sporchi di terra, la camicia scozzese, con le maniche arrotolate, i guanti da giardinaggio e un piantino in mano. Mi chiedi dove puoi attaccare la pompa per bagnare il giardino. Really?

Apro la porta.

E ci sei sempre tu, che mi fai ridere, che mi fai sognare e reinventi ogni volta te stesso, per stupirmi, per farmi innamorare, più di quello che fai ogni giorno.

Apro la porta e ci sono io che ti aspetto e come ogni sera ho voglia di giocare con te.

La gita delle medie

mango
Io mi lamento della memoria, ma ci sono quelli che a distanza di due giorni riescono ad iscriversi allo stesso evento due volte, con lo stesso nome e cognome. Poi ci sono quelli che invece inseriscono piccoli cambiamenti. Tutto uguale, ma cambio una lettera. Ci sono infine dei personaggi che aggiungono il nome di un accompagnatore, moltiplicando a dismisura una lista matematica, che per sua definizione non potrebbe essere ad interpretazione ed invece lo è, eccome. Senza avvisare, nonostante ci sia in evidenza e in calce la mail da contattare, la mia. E tu ti chiedi se siano solo distratti, oppure cretini, oppure gente che ama far confusione, polvere sollevata in questo spazio così ordinato e compito, che pare quasi una chiesa. O davvero son individui maliziosi che vogliono farti perder la tramontana, o addirittura malvagi che mescolano le carte in tavola per confonderti e inventarsi nuove identità alle tue misere spalle?

Perché altrimenti non mi capacito del fatto che da una lista Excel di 95 persone, con i filtri dovuti e gli elimina necessari, si arrivi ad un 73. Sempre bei numeri per una mostra minore, che a dire il vero manco m’ispira, ma per dovere mi tocca andare ad assistere. Che poi c’è il solito aperitivo open, che alla fine è il vero motivo scatenante che trascina il popolo, oltre al calcio, alla fica e… Eh! Che mi ero ripromessa di non usare puntini di sospensione manco sotto tortura, ma sceglierli accuratamente sui costumi da bagno, per infervorare animi sopiti, durante le chat casalinghe, tra una caipirina abacaxi e un leggero spinello.

Ma l’assurdo continua e ti ritrovi pedinata, che neanche Alidivelluto, con richieste assurde, tipo posso portarmi la macchina fotografica? ti porto gli spicci, li raccogli tu?, che manco fossi la capofila con frustino e cappellone cowboy alla gita delle medie, quando si litigava per sedersi dietro, si cantava a squarciagola Antonello Venditti e si giocava al gioco della bottiglia, per limonare duro con almeno due o tre maschi contemporaneamente? Prove di gang bang, che neanche Valentina Nappi.

È un interessante esperimento sociologico, chiamiamolo così. E se la mostra non farà vomitare, è possibile che vi racconterò.

Offerte LIDL (San Valentino)

  

mango Ho una passione per le offerte LIDL, quelle che durano un giorno solo, che cambiano il giovedì e la domenica, che controllo sull’app dedicata, nei momenti più assurdi della mia giornata.

Oggi c’era l’offerta San Valentino: autoreggenti nere, collant sciantosi con la riga nera nera e il fiocchetto sul tendine, negligè leopardati e culotte in pizzo. Irresistibili.

Ho catturato le due mie colleghe e siamo saltate in auto a fare incetta, in pausa pranzo. E’ stato divertente scegliere le taglie, tastare i tessuti e consigliarci l’utilizzo, l’atmosfera, l’ambientazione.

Non scriverò altri riferimenti alla festa del 14 febbraio perchè non mi piace molto, ma volevo comunque segnalare l’offerta LIDL a chi fosse interessat@.

Discaimer:
1. No, non sono a libro paga LIDL, no, non mi hanno staccato un assegno di 5 euro per questo post (magari!).
2. La foto non rappresenta i prodotti segnalati, è pubblicata solo a scopo informativo (magari fosse il contrario!).

 

 

Acronimi amorosi

mango

A
mami, solo questo mi interessa, anche se non scopi solo con me, anzi proprio per questo motivo. Non sono gelosa, no, aspetta, lo sono, ma le imposizioni non servono a nulla, anzi, proibire è il primo passo per trasgredire. L’importante è tu corra da me, ogni volta.

Montami, come piace a me, da dietro, mentre le tue dita sfregano ed io trattengo il respiro e ti dico continua e il muro, a sua volta, sfrega sulla nostra pelle e i vicini sono costretti a tapparsi le orecchie, perché siamo sfacciatamente molesti.

Osiamo insieme. Voglio giocare con te, bendami, imboccami, leccami, odorami, 69 passaggi di te e di me, 69 di incastri e nascondini.

Resisti, resisti. Resisti? Mi resisti anche con questa lingerie di pizzo nero, le autoreggenti e il tacco che mi hai specificatamente chiesto, come la comanda che ritira il ragazzetto al ristorante? Che siamo seduti, uno accanto all’altro ed io vorrei scivolare sotto il tavolo e cercarti nel buio?

Eccomi, sono qui solo per te: ti voglio infilare la mano attraverso la camicia color latte e tastare i tuoi morbidi peli neri.

Mostrami cosa ti piace: le mani, la bocca, il naso, la bava, gli odori, l’acqua che scivola tra le nostre cosce, nella doccia troppo stretta, che non permette di muoverci a dovere, dove lo spazio è risicato, ma ci basta, è sufficiente per una vita insieme.

Io ti amo.

O no? Hai ancora dei dubbi? In quante lingue dei gesti, dei pensieri, delle opere e delle omissioni ti devo dire che ti amo alla follia?

Swingtown, Dan Savage e il Festival di cinema erotico

 

Ho finito Swingtown (alla lettera sveltina), peccato sia solo una stagione. Pare che avesse poco pubblico. Racconta di sesso ma non lo mostra. Parla di scambismo e di tre coppie americane durante la rivoluzione sessuale. Godibile, simpatica, affronta il tema con delicatezza, non in modo superficiale. Alla fine la coppia più aperta è quella più felice e si diverte di più.

Non so la ragione esatta per cui è stato sospeso, ma inevitabilmente mi viene in mente la posta di Dan Savage, tradotta in italiano sull’Internazionale. Tra l’altro questo è l’unico giornale al mondo (il mio mondo, of course) che merita di essere letto con costanza.
Io dichiaro tutto il mio amore non corrisposto per Dan, la posta del cuore di Dan. So che fa anche un programma TV, ma non l’ho mai visto. Le letterine dei suoi fan sono deliziose e senza tabù, si parla di fleshlight, rapporti vanilla e kinky, bdsm, senza giudizi, senza filtri e le sue risposte lo sono altrettanto. Leggere i commenti su Facebook dei criticoni repressi perbenisti (italiani) mi dà allo stomaco, come se esistesse davvero un giudice imperscrutabile che sale in cattedra e decide che cosa è giusto e cosa no. Ma dai. Ma per favore. Si scopa senza oggettistica, giochi di ruolo, solo MF, niente anal, che vita triste.
Il sesso non è al centro della mia vita, ma è importante e ognuno dovrebbe viverlo come più gli piace.

Sabato sera sono stata al Fish and Chips (naming stupendo, isn’t it?). Il Festival del cinema erotico. Che poi più che erotico era parecchio porno. Che platea c’era? Gente normale, giovani, anziani, madame sabaude, ragazzini eccentrici, gay e lesbiche, io.
Si respirava aria frizzante, pseudo intellettuale, persone pacate, anche se poi eravamo tutti un pò eccitati quando sono arrivati i sussulti in stereofonia, quando abbiamo fatto i guardoni davanti alle orge collettive a pieno schermo.
Ho visto un film molto bello, spiritoso, divertente, originale, con una sceneggiatura (!) ed uno abbastanza brutto, con poca storia, incomprensibile, gratuito. Uno era tedesco, l’altro americano con protagonisti di colore.
Schnick Schnack Schnuck era il titolo del primo, che è il gioco carta forbici sasso.
Il secondo non ve lo racconto perché ho avuto difficoltà a seguirlo, a parte vedere quel nero gigante, tutto muscoli e tatoo che penetra la protagonista. Era l’ultima produzione di Candide Royalle, precursore di Erika Lust, donne regista e produttrici di film hard, che si rivolgono ad un pubblico anche femminile e che propongono un sesso più realistico ed emozionale,  più artistico, tralasciando gli aspetti volgari del porno comune, pensato ad uso e consumo prettamente maschile (le sborrate coi fuochi d’artificio, per intendersi).
Perchè il porno è anche cultura e di donne così dovrebbero essercene davvero sempre di più.

La juta e il bambù 

 mango 
Non scherzi più, lo capisco dal tuo sguardo severo, da come muovi il corpo, dal respiro che si fa controllato, con un lieve sussulto. Basta poco per capire che hai cambiato atteggiamento. 

Muovi le mani con fermezza, mi immobilizzi le gambe e impugni le strisce intrecciate di juta, facendole passare sul mio corpo con trasporto e sapienza. Sento il rumore dello sfregamento, come le vele esposte al vento, quando andiamo in barca.

Ed io, quando capisco che stiamo entrando in questa dimensione, mi lascio andare completamente: chiudo gli occhi, abbandono le membra, rallento il respiro. 

Shhhh.

Mi prendi, mi strattoni, mi fai anche un pò male, mi pizzichi per sbaglio un pezzo di pelle, mi avvolgi, mi sposti facendo leva con le corde, mi ingabbi, mi spingi, mi schiacci. Io non ho più una volontà, sono in tua balìa, mi sono arresa da subito.

Non so mai cosa vuoi fare e questa insicurezza, per una così caparbia e sicura, mi eccita.

Mi stringi a te, un pò mi baci, un pò mi torturi, con tutti i sensi.

Sono costretta da questi sottili serpenti di juta, sento il tuo respiro che si fa rumoroso, mentre inverti la direzione della corda e quando sembra che tu abbia finito, impugni la canna di bambù e inizi a batterla per terra, sul pavimento di legno che sa di cera fusa. 

Tac tac tac.

Rimbomba l’eco per tutta la stanza ed io forse so cosa sta per succedere, almeno lo immagino. Da un momento all’altro mi colpirai, proprio quando avrò pensato che questa volta non lo farai più. 

Godi così ed io con te. 

Poi improvvisamente ti stufi, ti piazzi dietro di me e con la canna di bambù mi tocchi, mi frughi, mi respiri il collo. Sento il tuo naso tra i miei capelli, il calore del tuo alito sulle spalle e al tempo stesso il gelo del fusto, che muovi con intensità variabile, senza neanche guardare. Sai come dirigerlo. Sei come un maestro d’orchestra, con gli occhi chiusi segui una musica interiore e muovi la canna che pare una bacchetta.

E il gioco prosegue, un gioco consenziente, silenzioso e tutta la stanza è colma di parole d’amore.