Chiuso per ferie (?)

 mango 
Cari fanz,

Come preannunciato in diversi post passati presenti e futuri, sono in partenza per terre lontane. Non so il Wi-Fi come sarà per cui visto che son parecchio cortese, non come il Cortese, ma comunque aspiro ad esserlo, vi faccio i migliori auguri di N. e vi omaggio una liberatoria seduta di spanking che fa benissimo, sia per gli attivi che per i passivi. 

È possibile che mi troviate tra le palle (di N.) tra due giorni, è anche possibile che ci risentiamo dopo la Befana. Non ne ho idea. Proverò a scrivere il diario segreto di una donna in rehab da internet, ma non sono sicura di riuscire ad evitare parolacce e blasfemie (Gintoki non mi giudicare, per l’amor di Dio). 

Dai pranzi annaffiati di Dolcetto per sopravvivere ai quattro parenti in croce che mi rimangono alle caipirosche di mango tra le chitarrine dei parenti il passo instabile è breve. Ed ecco svelato l’arcano di questo cazzo di nome che mi son data (e mi sciacquo la bocca con la cachaça), che fa venire in mente macedonie (Mela aiutami tu!) e oranghi (era l’arguto Avvocatolo che mi sognava parecchio pelosa?). Ysi aiutami tu!

Io che uso in maniera smodata ogni tipo di chat, posta elettronica, app, browser, maps, dire, fare, baciare, Lettera Zero e testamento mi ritroverò ‘nessun servizio’ sullo schermo in alto a sinistra. E saranno cazzi amari. Anche perché tutti a dire ‘quanto mi piacerebbe’, ‘io posso farne a meno’, però poi tra il dire e il fare ci sta il dito (medio). Io per prima dichiaro di non essere buona a sottrarmi alle tentazioni, io che adoro il buon D’Annunzio (Ali non mi son ancora fatta asportare una costola e tu?), e gli epicurei tutti. 

Indi, per cui, vi saluto, ciao, statemi bene, che il 2016 vi porti tanti doni e libagioni.

Per fortuna non è sempre N.

 mango 
I post di Natale su di me hanno effetto lassativo, anzi le foto, anzi i regali, anzi, è proprio il Natale che mi attira brutti pensieri e repulsioni.

Non me ne vogliate, lo dico in generale, non lo dico in particolare e, sì, sicuro ho avuto traumi da bambina, no diciamo pseudo adolescente, per cui mi porto appresso un no a tutto campo con ciò che è luccicante, bianco, rosso e verdone dorato.

Quella cosa che bisogna essere tutti felici, la corsa obbligata ai regali, le decorazioni nei supermercati da novembre, le vetrine luccicose, le luminarie per le strade dal 31 ottobre, io per prima che devo organizzare la festa di Natale non per diletto, ecco mi fa vomitare. L’ho detto, ora sto male uguale, ma l’ho messo nero su bianco ed è sempre parecchio liberatorio.

Mi mette ansia, mi agita, avrei bisogno di farmi prescrivere dall’amico psichiatra pastigliette antinatalizie, da buttare giù con il bicchiere d’acqua e il bicchiere di whisky, solo un dito.

Che poi davvero potrei far finta di nulla, ma proprio non è possibile, ovunque ti giri vedi N. (non lo cito più, ecchecazzo!), giorni e giorni prima, lo chiamano avvento, per me è pura passione, nel senso catto-negativo del termine, of course.

Ho provato ad autoanalizzarmi e la risposta è facile, facile servita sul vassoio, distesa sul lettino del medico strizzacervelli. È tutto legato alla migliore gioventù quando noi si aspettava il bambin Gesù e mio padre si incazzava e manco scendeva dal letto. E poi ad un’altra serie di episodi che non tiro fuori, perché il vaso di Pandora è nascosto sotto il letto, chiuso alla bell’e meglio, col nastro di scotch tirato male e i punti della pinzatrice ormai arrugginiti e non è cosa scoperchiarlo proprio ora, soprattutto a due settimane dal N.

E finalmente quest’anno me ne vò, saluti e baci e vado al caldo, nel nuovo mondo, a mangiar picanha e bere caipirosca, coi parenti acquisiti che suonano le chitarrine, pranzano non prima delle 17, sorridono e ridono tutti, in cui ognuno parla la sua lingua e tutti si capiscono.

Che poi oltre al N. anche il capodanno un po’ mi infastidisce, diciamo pure che mi secca, infatti a volte a sfregio l’ho saltato a piè di pari e sono andata a dormire, con il dito medio alzato. Ma quest’anno seguo un’altra tradizione e tutta vestita di bianco mi tuffo nell’oceano. Tiè!