La gita delle medie

mango
Io mi lamento della memoria, ma ci sono quelli che a distanza di due giorni riescono ad iscriversi allo stesso evento due volte, con lo stesso nome e cognome. Poi ci sono quelli che invece inseriscono piccoli cambiamenti. Tutto uguale, ma cambio una lettera. Ci sono infine dei personaggi che aggiungono il nome di un accompagnatore, moltiplicando a dismisura una lista matematica, che per sua definizione non potrebbe essere ad interpretazione ed invece lo è, eccome. Senza avvisare, nonostante ci sia in evidenza e in calce la mail da contattare, la mia. E tu ti chiedi se siano solo distratti, oppure cretini, oppure gente che ama far confusione, polvere sollevata in questo spazio così ordinato e compito, che pare quasi una chiesa. O davvero son individui maliziosi che vogliono farti perder la tramontana, o addirittura malvagi che mescolano le carte in tavola per confonderti e inventarsi nuove identità alle tue misere spalle?

Perché altrimenti non mi capacito del fatto che da una lista Excel di 95 persone, con i filtri dovuti e gli elimina necessari, si arrivi ad un 73. Sempre bei numeri per una mostra minore, che a dire il vero manco m’ispira, ma per dovere mi tocca andare ad assistere. Che poi c’è il solito aperitivo open, che alla fine è il vero motivo scatenante che trascina il popolo, oltre al calcio, alla fica e… Eh! Che mi ero ripromessa di non usare puntini di sospensione manco sotto tortura, ma sceglierli accuratamente sui costumi da bagno, per infervorare animi sopiti, durante le chat casalinghe, tra una caipirina abacaxi e un leggero spinello.

Ma l’assurdo continua e ti ritrovi pedinata, che neanche Alidivelluto, con richieste assurde, tipo posso portarmi la macchina fotografica? ti porto gli spicci, li raccogli tu?, che manco fossi la capofila con frustino e cappellone cowboy alla gita delle medie, quando si litigava per sedersi dietro, si cantava a squarciagola Antonello Venditti e si giocava al gioco della bottiglia, per limonare duro con almeno due o tre maschi contemporaneamente? Prove di gang bang, che neanche Valentina Nappi.

È un interessante esperimento sociologico, chiamiamolo così. E se la mostra non farà vomitare, è possibile che vi racconterò.

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