L’orgia – La famiglia (III parte)

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Era ancora la stessa sera in cui potevo condurre i giochi. Per cui li concludiamo (temporaneamente) esattamente come avevo deciso.

Non posso fare a meno di baciarvi tutti e tre, non posso fare a meno di ringraziarvi e starvi vicino, addosso.
Avvicinatevi a me. Voglio realizzare quei famosi incastri di cui abbiamo conversato a lungo. Vi voglio attivi e passivi nello stesso momento.
Voglio dentro entrambi gli uomini nello stesso istante. Voglio che lui decida per primo dove, ma voglio anche te, se vuoi, se mi vuoi. Mi vuoi? Io non l’ho capito.
Sei stato nell’ombra, non riesco a materializzarti nella storia, ma sei parte integrante, ci servi, sei con noi, la famiglia.
Vieni qui. Mostrati, non voglio sembrare invadente, per cui fai come desideri, come hai concordato anche con lei. Sappi che mi puoi penetrare, anche lui ha dato il permesso.
Lo so, non è facile, gli equilibri sono instabili, ma ci vogliamo bene, tanto.
L’orgia che cavalchiamo è fluida. Gli incastri, siamo noi quattro.
Ci siamo annusati per giorni, ci siamo studiati, scritti, osservati, goduti, raccontati, ascoltati, amati. Ogni movimento è naturale.
Non ho in mente un copione, questa volta. Il brief è uno solo e lo dichiaro all’inizio, come in quella cazzo di agenzia di pubblicità in cui ho vissuto per anni. Ragazzi, sediamoci al tavolo. Qui comando io. Ho in seno la parola del cliente, che è il verbo. Per cui proponete le vostre idee, ma non si va a votazione. Io sono il giudice indiscusso. E il brief è il seguente: amiamoci.
Voglio qualcosa di sconvolgente, affettuoso, tenero, romantico, delicato. Voglio riprendere con la telecamera i nostri corpi intrecciati, tanto che riguardando il film dopo mesi non riusciamo a capire dove finisce il mio corpo e dove inizia il vostro. Ecco. Questo è il mio e il vostro benvenuto.
Dopo stasera posso cedere lo scettro. Sono soddisfatta. Sono venuta, siete venuti. Abbracciamoci, passandoci una sigaretta da bocca a bocca nello stesso letto, anzi sui materassi stesi per terra.

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Festini privati


Anni e anni fa frequentavo una coppia parecchio alternativa, fumavamo popper e sicuramente sapevano divertirsi. Lei era minuta, bionda tinta, molto peperina. Una cosa mi colpì, raccontava che si dipingeva di blu i peli della fica. Ma una volta le fece infezione e dovette tagliare tutto e stare una settimana a casa sdraiata con il ventilatore altezza cosce. Non ho potuto mai verificare, ma me la sogno ancora adesso questa cosa.

Lui era molto tranquillo e gigione, con gli occhialini tondi, pareva John Lennon, più volte lo beccai in bagno, con i pantaloni calati, a pecorina passiva con altri uomini. E mentre io tranquillamente facevo pipì, i due o tre ci davano dentro.

Non frequentai particolarmente quel giro, però ricordo che ebbi il mio primo (e unico) bacio saffico proprio da lei. Mi prese con le due mani sulle guance e mi staccò un limone indimenticabile. Era un bacio avvolgente, caldo, goloso. Proprio diverso dal bacio di un uomo. Eravamo in un locale underground che all’epoca andava fortissimo, per ragazzi alternativi di sinistra a cui piaceva pogare musica ska e infrattarsi nei sottoscala a staccare pompini.

Questa coppia viveva già da sola, mentre io miseramente ancora coi miei e ogni tanto organizzava festini a numero chiuso.

Devo dire che tutta questa parte della mia vita me l’ero proprio scordata, mi è venuta in mente tipo flash per colpa o grazie al blog, non saprei dire.

Io all’epoca ero molto timida per cui non andavo mai da sola, ma cercavo sempre qualche accompagnatore adatto allo scopo, anche se poi alla festa magari quasi non gli parlavo. Non era un ambiente che mi creava imbarazzo e probabilmente un po’ avrebbe dovuto, anche solo perché molto diverso dal background in cui vivevo tutti i giorni. Ma neppure mi creava quella smania curiosa di partecipare a tutti i costi. Se ero invitata andavo, altrimenti amici come prima.

Ricordo perfettamente la casa, la disposizione dei mobili, il piano, le stanze, le luci. Ricordo che la festa iniziava sempre in maniera molto tranquilla e amichevole, fatta di risate, luci soffuse, fumo leggero e alcol. Poi lentamente degenerava, ma non per tutti. Chi voleva iniziava con le effusioni, ma altrimenti si poteva continuare a chiacchierare come se nulla fosse. Non era un orgia, era un luogo tranquillo in cui se volevi potevi scoparti qualcuno, davanti a tutti, oppure guardare, unirti, altrimenti conversavi, guardavi dalla finestra o andavi via.

Ora che ci penso era davvero la perfezione.