Tanita sul treno, ancora ricordi di viaggio

 mango 
Tanita Tikaram mi accompagna, c’è più di una deroga al mio equilibrio.

Sono sul treno e vorrei aver rubato sfacciatamente quegli specchietti ovali che erano nella scatola dei sigari cubani al mercatino mineiro. Erano divertenti: da un lato ti potevi specchiare, dall’altro c’erano le figurine di donnine succinte come i peggiori stickers di Telegram che solo i tuoi michetti di WP possono condividere con orgoglio. E ne avrei tirato fuori uno, giusto per controllare per finta il trucco e spiare la reazione di questi anonimi compagni di viaggio, costretti a guardarsi in un orribile salottino ad alta velocità. Giusto un’alternativa allo scherzetto sciocco che uso fare in situazioni del genere, giusto per azzittire questi due milanesi rampanti che fanno finta di lavorare e parlano inevitabilmente di Bowie, un pò come fanno tutti, del resto, e magari non sanno neanche un titolo delle sue canzoni e che si batteva per le differenze di genere.

E ho ancora dentro il caldo bahiano, mentre sfrecciavo sul carro in quel traffico indiavolato, su quelle strade che parevano fiumi grigi in mezzo alle mille gradazioni di verde lussureggiante. E godevo a destreggiarmi, due settimane in Havajanas, per fare la spesa e chiedere frango, linguiça calabresa, pichana e chi più ne ha, più ne metta per il churrasco quotidiano, che si svolgeva mai prima delle ore 16, ora locale, nell’emisfero australe, innaffiato di birra, caipi e noce di cocco, per farmi pittare le unghie alle 7 del mattino, che qui costa pochissimo e rimane perfetto per giorni e giorni, come un piccolo ricordo che rimane nel tempo, spesso meglio delle collanine di semi, vendute sulla praia dagli indigeni bellissimi, col doppio nome. Perché la cultura del corpo è filosofia di vita, come la musica, la samba, bossa nova, i murales coloratissimi, i surfer che passeggiano per strada scalzi, inguainati nelle tute da squalo, con la tavola sottobraccio e fanno concorrenza ai miei occhi alle ragazze carioca.

C’è ancora tanto nella mia testa, ordinato come in una scaletta, disordinato come il letto sfatto che ho lasciato a casa. Continuerà questa storia, ne sono sicura.
 

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La mia memoria

mango
Avevo trovato un modo per riuscire a sopravvivere alla perdita di memoria. So di non essere originale, manco per nulla, però mi trasmette fiducia  (non sempre, a dire il vero) e ho l’impressione di avere la mia vita vagamente sotto controllo.

Pensavo fosse un metodo usato da tutti, perché per me è impossibile farne a meno. Invece scopro che non è così e tutto ciò mi stupisce terribilmente.

Dio, c’è ancora qualcosa nella vita che ti può stupire! Anche questo mi infonde sicurezza, speranza. Non ho già visto tutto, riesco ancora a  meravigliarmi di qualcosa. Che iniezione di fiducia!

Non voglio divagare: a me piacciono i post corti, 500 battute massimo, perché non riesco a mantenere un’attenzione maggiore su qualcosa che compare a video. Ammiro la sintesi e la anelo. A volte, se sono molto presa, leggo anche testi lunghi, ma quando scrollo e noto  che il dito continua a tirare giù, mi viene sempre un pò di ansia.

Comunque, dicevo, io compilo liste. Sono maniacale. Spesso le faccio uguali su più device: su Note, Evernote, Wunderlist, Shopshop, Excel e poi anche sulla carta. Su bigliettini che sembrano francobolli, sui Post-it che attacco al telefono, su fogli A4 che piego e ripiego, in maniera ossessiva e ficco in borsa. Mi permettono di avere l’impressione di ricordare e al tempo stesso di organizzarmi e anche di godere, quando posso tirarci una riga sopra. Questa è la parte che amo di più.

A volte però, faccio le stesse liste in posti diversi, e poi mi confondo e passo i giorni a chiedermi dove ho messo le mie note. Questo è parecchio frustrante.

Con le password invece son messa bene, non le scrivo mai da nessuna parte, ne ho in testa un po’, e in base al livello di sicurezza che voglio dare scelgo quella che mi pare più appropriata. Sono almeno dieci, tutte diverse, composte da lettere e numeri. Ecco, in questo non ho problemi.

Anche con i visi delle persone me la cavo benissimo, potrei riconoscere senza problemi un compagno delle elementari, un ex collega di 10 anni fa, un’insegnante. Stessa cosa per gli odori: li memorizzo e li riconosco a distanza di anni.

Ricordare nomi invece è una tragedia. Non ricordo nulla. Sai quando sei ad una festa e ti presenti? Dopo 10 secondi ho fatto tabula rasa. Questo può essere parecchio imbarazzante.

Sull’orientamento e la memorizzazione delle strade sono inefficiente, il mio compagno fidato si chiama TomTom oppure i passanti che molesto ad ogni incrocio chiedendo informazioni sui prossimi 100 metri.

A ben diritto posso includere questo inutile post nella categoria ‘Seghe mentali’ che interessano solo a me, ma almeno provo a trarre giovamento da queste elucubrazioni. Penso di avere:

  • una discreta memoria visiva
  • una pessima memoria verbale
  • una tragica memoria relativa alle scadenze, che non so come si chiami.

Forse dovrei iniziare a disegnare quello che devo ricordare?