L’identità dei fatti


Prosegue il tema dell’identità che avevo iniziato qui e qui. Mi piace molto, credo che continuerò.

Circostanza numero 1: la mia patente
Oggi alle 4 di pomeriggio presa dal sacro fuoco dell’ordine compulsivo ossessivo della borsa, mi sono accorta che la mia patente è scaduta. Da tre mesi. Non ho la carta d’identità, e i miei più assidui fan sanno che l’ho persa, ma per tre lunghi mesi ho puntato tutto su un documento dichiaratamente non più valido. Mi sono seduta al tavolo verde per 90 lunghi giorni, pensando di avere un amuleto invincibile in tasca, ho tirato i dadi spavalda e invece non avevo un cazzo. E ho guidato per tre mesi rischiando la multa. Che non è solo una questione economica e di amor proprio. È un andare contro la legge e anche la giustizia. A delle regole scritte non scritte che non posso fare a meno di non seguire, per carattere, per coscienza, per integrità morale. Che poi tutto questo essere ligia nei confronti della legge, svacca senza ritegno in altri ambiti. Chissà perché, curioso l’essere umano.

Circostanza numero 2: la tua carta d’identità
Anche tu non ce l’hai più. Anche tu l’hai persa, abbandonata, lasciata chissà dove. Forse è scappata e si è rifugiata sotto un ponte, con la luna metallo, che ci illumina al buio. Io non capisco se davvero siamo così simili come mi pare, o se è solo una fantasia, una volontà che non esiste, un desiderio di assonanza, il mio spirito di unione, che giustifica e mi rassicura, ma che a degli occhi attenti e razionali sembra solo un bluff, un grosso equivoco su cui mi piace trastullarmi, amabilmente. Chissà.

Conseguenze alla circostanza numero 1: i testimoni
Mi è rimasto il passaporto, ma se decidessi di bruciarlo, sarei completamente priva d’identità. Del tipo che per dimostrare la mia esistenza nel mondo dovrei procacciarmi due testimoni, disponibili a dichiarare, sotto giuramento, che io esisto, non sono un fantasma, uno spirito che aleggia nell’aria, che un giorno si manifesta qui, un giorno è dall’altra parte del globo. Magari!

Conseguenze alla circostanza numero 2: mi scopro romantica e non è un bene
Io sono quasi sicura che i nostri documenti siano insieme, così come le nostre identità. Sono lì accoccolati, che rollano una canna e si fanno due risate, mentre ci osservano da lontano, che fatichiamo, ci consumiamo su inutili problemi esistenziali. Che ogni tanto ci lasciamo andare, che spesso facciamo i sostenuti, che qualche volta facciamo e anche spariamo cazzate, che molto spesso vorremmo essere altrove, anche quando ci stiamo divertendo. Perché noi siamo così: non siamo mai soddisfatti, la completezza non c’è mai, c’è sempre ricerca, tensione, inquietudine. Perché?