L’incontro

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Mi hai detto che finalmente vi sareste incontrati. Ero contenta che tu avessi combinato proprio quando io ero fuori due giorni per lavoro.

Mi avevi mostrato le sue foto. Era bella. Due occhi così. Un sorriso meraviglioso. La trovavo decisamente sexi. Immaginavo il suo corpo, proseguimento di quegli scatti di viso, che chiamano selfie. Che io vengo sempre malissimo, mentre lei, lei era bella. Avevo visto altre foto che la ritraevano e avevo composto, nel puzzle della mia testa, un corpo armonioso e desiderabile. Forse non avevo visto solo lei, ma tante donne, tutte quelle con cui ti divertivi a chattare, parlare, scrivere, scambiare foto. Ed ora avevi deciso di incontrare una di queste.

Mi hai parlato di pausa pranzo, un ritrovo sfuggente in mezzo alla folla. Non vi eravate mai visti di persona. Almeno è quello che mi avevi raccontato tu. Chissà se era davvero così.

Oppure era solo una di una ennesima volta? Un’ora a disposizione, minuti contati, sessanta. Per appoggiare la tua mano su quelle cosce bianche. Per sfiorare il mento su quelle spalle scoperte. Per intrufolare le mani in mezzo a lievi pelurie rasate.

Con l’eccitazione che scorre lungo la schiena. Con me lontana. Con la possibilità di spostarsi inosservati a casa nostra. 24 ore di tempo. Un letto ampio, senza lenzuola inutili. Solo un telo teso per attorcigliarsi e sudare.

Con la mia approvazione. Con la mia eccitazione. Non voglio guardare, non voglio assistere. Voglio racconti succinti, appena accennati. L’odore estraneo sul mio cuscino, forse anche un capello abbandonato ai piedi del letto.

Com’è andata? Era brava? Si è inginocchiata come nella migliore tradizione di Tumblr? Oppure le piaceva comandare, afferrarti tra i capelli e spingerti forte in mezzo alle sue natiche, per far lavorare la tua lingua nel suo buco del culo? Come l’hai scopata?

Aspetta, aspetta.

Accendo un’altra sigaretta e mentre mi sussurri ancora qualche dettaglio, mi passo la mano sul seno e chiudo gli occhi.

 

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Tempismo

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Ho il pomeriggio libero e dopo i doveri di approvvigionamento derrate, decido di andare a correre. Sarei andata a pattinare, ho molta voglia, ma non ho abbastanza tempo.

Esco di casa e si mette a diluviare. Ora sono qui prigioniera della pioggia, sotto lo stadio, che guardo le secchiate scrosciare a terra e mi piace. Giuro: sono felice di essere incastrata qui, da sola, con un’ottima scusa per non dovermi, potermi muovere. Posso godermi l’inaspettato momento, posso provare a scrivere. Posso gioire della mia solitaria presenza.

Vivo momenti intensi, sbalzi d’umore, scazzo sconcertante e tenerezze improvvise.

Marina Ripa aveva ragione, cazzo. I miei primi 40 anni vogliono dire qualcosa. Chiedo perdono per la poco elegante citazione, ma l’ironia ci salverà tutti. Credo.

Lo ammetto. Ho delle difficoltà a riprendere a scrivere. Vorrei, dico davvero, a volte anche scrivo, ma poi non pubblico.

Non ho capito se è qualcosa di momentaneo, certo è che la regolarità precedente mi stupiva molto. La normalità è questa, perdinci.

Forse mi trovo semplicemente in un momento di crisi, come quella economica ed io non penso che passerà. Il mondo, il tuo, il mio è cambiato. Si ritrova un equilibrio  solo se ci si adegua: ripensare a se stessi, reinventarsi un mood. Scusa se sono prolissa, non è il mio stile. 300 caratteri. Massimo 400 è il mio limite, subito dopo la mia bandiera: se vieni è il miglior apprezzamento. Sicuro.

Sono sotto questa pensilina con due adolescenti logorroici, un uomo che voleva correre come me, che aspetta che spiova e un asiatico in bici.

Sai cos’è la cosa migliore in tutto ciò? É che quando smetterà di piovere, e succederà prima o poi, il parco sarà semivuoto, ci sarà un profumo buonissimo, per 10 minuti niente smog ed io potrò fare la mia corsetta, godendo del parco bagnato fradicio, tutto per me. Se il parco fosse una donna, ecco, ne approfitterei, già sai.

Riassunto delle puntate precedenti


Cosa mi è successo durante le ultime due o tre o quattro settimane?

Sono stata convinta per due ore di aver di nuovo perso la patente (ho iniziato fortemente a dubitare della mia sanità mentale, anche santità, ma questa è un’altra storia), sono stata due volte a Roma (tanto love!), ho visto ‘La pazza gioia’ (e ho amato le protagoniste e anche pianto un poco, alla fine), ho vinto un viaggio per New York (questo merita un capitolo a parte, tipo nella categoria: botte di culo a manetta), ho imparato a frenare coi rollerblade in almeno tre modi diversi (spazzaneve, a t e un altro modo di cui non ricordo il nome), ho conosciuto di persona Rachel Gazometro (deliziosa, mi ha rifocillata e coccolata), ho scoperto che Kalosf per un pò stacca (ciao Sandro!), che non esistono donne singole per giochi di gruppo (plausibile, ma che sfiga), che alle macchinette in ufficio c’è anche la fantastica accoppiata cracker e parmigiano (leggi sogni proibiti), che il massimo della perversione è ordinare da asporto gli gnocchi di riso cinesi (mille calorie spese bene, bilanciate poi da giorni di insalata scondita mangiata senza posate), che al lavoro hanno deciso che si viaggia tutti in prima (schifo ai soldi, viva le poltrone di pelle e le patatine servite), che se sbagli a salire sul Frecciarossa e prendi il treno prima è un vero casino, vita vissuta docet.

Allora, vediamo un po’, riprendendo i fatti più eclatanti  che mi sono successi, ti posso dire che un giovedì sera la mia capa mi ha chiesto se potevo partecipare ad un roadshow di una nota compagnia aerea, perché lei non poteva andare. A me che piace intrufolarmi agli eventi non dispiaceva proprio sostituirla. Era una presentazione dei servizi business, il tipo che parlava era molto bravo, ma certo rimanere fino alla fine era impresa ardua, manco il catering cinque stelle in chiusura. Ma questi geni del marketing si sono inventati di raccogliere all’ingresso i biglietti da visita e poi estrarne uno, alla fine ovviamente, mettendo in palio un ambitissimo viaggio Milano New York, che udite udite, ho vinto io. Sbam!

E poi ho conosciuto di persona la deliziosa Rachel, con cui ho fatto colazione in centro a Roma. Bellissimo incontro, spero di rivederti presto!

Babylon City 


Non ricordo quanto è grosso quel letto, forse due piazze accostate, anche tre, di quelle spettacolari, circondate dai portici, dalla fila ordinata degli alberi che fioriscono in primavera e tu ti volti per catturarne il profumo. Poi intorno  i divanetti, forse per sedersi, appoggiarsi, rilassarsi, come quando ti accomodi per aspettare il tuo turno dal dentista, o per andarti a confessare. Per dire cosa? Sensi unici, doppi, semafori rossi, via libera, incroci, incastri, controviali, contromano, controsenso, in cui non sai mai chi ha la precedenza, favoriamo la circolazione: la massa siamo noi.

È parecchio buio, è difficile aggiungere particolari, tipo il colore della carta da parati, le facce delle persone, l’inesistenza delle finestre, il suono ovattato dei nostri respiri, gli abiti succinti, i petti villosi che sbucano dalle camicie semiaperte e le cinte penzolanti, come code di cane, volpe, attaccate ai plug metallici. Forse vogliono risparmiare sui lampioni?

Sembra un labirinto: le stanze, le scale, le tende, i bagni, la macchinetta dei goldoni e delle cicche. Passo sicuro il mio, nonostante i tacchi alti e sottili, sguardo fiero, decoltè sfacciatamente in mostra. Non sono preparata a tutto ciò, non ho decisamente l’abbigliamento adatto. Vorrei indossare quei vestitini succinti con la cerniera spavalda e la zip che ammicca, ciondola, come se chiamasse a raccolta le dita sottili e precise di tutti quei corpi arrapati.

Tu non mi dai la mano, mi appoggi il braccio lungo la schiena, mi sento protetta. Ti seguirei anche in capo al mondo così. L’esame della patente l’ho sostenuto diversi anni fa, ho studiato il codice della strada, lo conosco a memoria: ogni accensione del motore, una ruga in più.

Guidami le mani sulle cosce delle femmine vicine, accostami ai fianchi di questi maschi allupati, tu dirigi il traffico ed io eseguo alla lettera ogni tuo singolo cenno, movimento, sguardo. Sono pronta a tutto, pur di compiacerti e lo so, oh se lo so, tu mi controlli e mi spii e al tempo stesso stai vagliando tra la folla in circolazione chi vuoi fare tua, mentre ho le fessure occupate, gli occhi chiusi, le spalle inarcate.

Questo è un nostro gioco e alla fine usciremo da qui insieme, mano nella mano, che la strada è ancora lunga e il viaggio è appena iniziato.

La casa degli specchi

Siamo partiti precisini, scegliendo un tema, abbiamo messo insieme le idee, chiuso gli occhi e immaginato, lasciandoci condurre dalle sensazioni e dall’improvvisazione.
Le parole sono uscite da sole e ci sono piaciute. Bella lì, Zeus!

Avevo una passione per la casa degli specchi, era l’unica giostra che davvero mi attirava. Ero in Inghilterra, in una città dimenticata da dio, sul mare, col vento e i giubbotti pesanti, anche se era luglio inoltrato.
Vagabondavo con la mia amica, assieme alla quale saltavo le attività sportive del pomeriggio, giusto squash ogni tanto, per andare a bighellonare tra le macchinette mangia soldi sputa peluche, solo un coin, e quelle finte chiese, in cui si ritrovavano nullafacenti dediti al grande gioco del bingo.
Poi, ci si toglieva le scarpe e si andava sulla spiaggia, si camminava, si percorrevano chilometri, che la marea era bassa e i calzoni arrotolati fino alle ginocchia ci dava un’aria di ragazzine in un vecchio film francese.
La casa degli specchi, dicevo, un po’ mi impauriva, un po’ mi attirava, quel senso di abbandono, un labirinto mitigato, in cui perdersi, tra le immagini riflesse e deformate di noi due. Volevamo lasciarci andare e scoprire, nero su bianco, i difetti ingigantiti, con cui giocare, ridere, catturando la migliore immagine di noi stesse.

Me l’avessero detto prima, quando ero giovane, che il mio destino sarebbe stato quello di essere infelice in un mondo in cui tutti devono essere felici, probabilmente avrei scelto di non vivere. Anche se questa non è, in effetti, una mia decisione. Maledette cellule.
Invece eccomi qua, seduto su uno scranno di legno chiaro, con un dolore intercostale mentre guardo la gente far svanire i propri pensieri dentro pacchi enormi di pop-corn, caramello caldo e jingle ossessivi. Chi vince, chi perde? In effetti, in questo carosello, vincere o perdere è indifferente. L’importante è continuare a girare, tuffarsi dentro e riemergere con la speranza di avere, fra le dita tremanti, il doblone d’oro.
Come quelle due ragazze che ho visto arrivare, annusandone i contorni inquietanti, verso questo paradiso di silice.
Chi sono io? Cosa offro?
Io offro spavento. Io offro terrore. Regalo insicurezza. A solo pochi cent.
Perché non accettare? La mia mano non inganna… ma possiamo dire la stessa cosa della vostra mente?

Chissà se volevamo davvero inoltrarci, approfondire, toccare con mano e pure lasciarci turlupinare da questo incantatore magico. Che offre caramelle alle sconosciute come noi, con fare intrigante, che indossa un costume, una maschera e quando si specchia vede solo un’immagine fumosa di se stesso, quello che vorrebbe essere e al tempo stesso fugge, di continuo.
Ma forti del fatto di essere in due, affiatate, giovani e sicure ci avviciniamo a questo oscuro personaggio. Che saranno mai due caramelle? Forse è solo gentile, forse ci vuol rubare l’anima e la nostra immagine.
Ma tanto tra poco è ora di andare, si salta sul pullman e si ritorna a casa: ci aspetta fish and chips, conditi con aceto trasparente. E nella quiete di queste case di cartone, tutte scale e moquette, chissà se ripenseremo all’inquietudine della casa degli specchi e i sinistri abitanti?

Promiscuità


Ho imparato l’anatomia del tuo corpo: le linee, gli incavi, i buchi, le protuberanze, i muscoli, le escrescenze, il tuo odore, il tuo profumo, il tuo sapore. Come ti muovi, cosa ti piace, cosa cerchi, cosa ti imbarazza. I tuoi sorrisi, il tuo sguardo, le tue frasi interrotte.

Ho preso appunti, diligentemente, come mi piace fare. Come a scuola. Ho segnato ogni giorno i punti chiave da memorizzare. Procedo per schemi, io. Ho focalizzato le nostre esigenze, ho tracciato le curve, ho composto le tabelle.

Non so tutto di te, mi serviranno altri anni, ma almeno il diploma l’ho preso. Ne sono certa. Non sono l’unica ad averlo conseguito, questo lo so, ma non mi importa per nulla, non sono gelosa e l’autostima non mi manca.

Ora sono pronta, siamo parati. C’è un mondo da esplorare ed io lo voglio fare con te. Una voragine che mi attira, come le sirene con Odisseo formidabile. Un percorso da intraprendere, tempestoso, che mi eccita, che mi infuoca.

Ti riconoscerei tra mille, anche al buio, nella penombra dei corpi aggrovigliati, catene, incastri di pelle e muscoli, tra i fiati intrecciati, le mani allungate, i permessi richiesti ed accordati, gli assensi, gli accessi, le aperture, le disponibilità concesse a sconosciuti mascherati dalle luci strobostopiche.

C’è qualcosa che mi affascina, che mi chiama, che mi porta a desiderare tutto ciò. Fa parte di me.
Me ne sono resa conto all’improvviso, come quando hai i pezzi del puzzle davanti e non hai idea della figura che si comporrà alla fine. Quella prospettiva dall’alto che aiuta e ti permette di avere una visione a lungo termine, della tua vita. Piccoli passi che compongono un viaggio speciale, il nostro.

È andata così: io davanti a te, con l’entusiasmo e il desiderio struggente e primordiale di provare qualcosa di nuovo, diverso. Una svolta alle nostre vite. Mi guardo indietro e osservo le curve, i tornanti che ho tracciato per noi. Sempre.

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Me ne aveva parlato un’amica. Una tipa di quelle un pò alternative, con gli occhialoni da vista enormi bordati in maniera esagerata di nero.  Con anelli, orecchini e tatoo in ordine sparso, con quei pantaloni a cavallo basso, le tshirt con colori a caso psichedelici, il basco di sbieco in lana grezza, le Camper asimmetriche, le collanine mistiche e l’amore per la naturopatia sempre ed ovunque, insomma l’opposto mio e al tempo stesso esattamente il tipo di persona che mi attrae.

Mi aveva portato il listino prezzi, fotocopiato malamente, un lungo elenco di servizi a prezzi davvero invitanti, in centro città, proprio sul tragitto casa/lavoro. Come potevo non andare a ficcarci anche io il naso?

Per cui ho telefonato e prenotato la cosa più semplice che potessi farmi fare, giusto per provare e poi eventualmente tornarci, rassicurata e convinta di non essere finita per sbaglio in una macelleria improvvisata.

E ieri è stato il mio giorno. L’ingresso, dalla strada appare molto elegante e accogliente, porte scorrevoli, telecamera, portiere, triplo ascensore, pulsantiera touch, receptionist molto fashion, con capello corvino, carina e occhialuta, luci chiare, piante d’appartamento, poltroncine d’attesa in cui sprofondare e un andirivieni di giovin fanciulle quasi tutte con la coda di cavallo sventolante, curatissime, smalto, sopracciglia disegnate, casacca bianca con scollatura e cerniera sul seno, pantaloni a sigaretta dello stesso colore e ciabatte mediche d’ordinanza (che a me fanno sempre un certo effetto, n.d.r.). Tutte con pochette nera sottobraccio. Alle 15 in punto qualcuno annuncia il mio cognome. Oddio, tocca a me!

Mi viene incontro una dolce pulzella, non troppo alta, sorridente, che mi accompagna in una camera, con luci soffuse, sgabelli e sedute imbottite. Mi fa accomodare, accende la lucina, mi fa allungare i piedi e intanto si china in avanti e mi mostra il suo generoso décolleté, si inginocchia per prendere il barattolo di crema e si intravede l’intimo bianco latte. Io cerco di mantenere un fare di nonchalance, ma mi pare di essere dentro un film, o forse mi han catapultato  nell’eden, o in paradiso, certamente in un posto meraviglioso, dove la vita ti sorride sempre, non devi lavorare, fare la lavatrice, pagare la spesa, rispondere di sì al capo, fanculare chi ti taglia la strada in auto.

Mi prende entrambe le mani e in un’ora e mezza di puro piacere mi fa una manicure da raccontare ai posteri.

Enigmistica per #zozzolerci 3

Cari enigmisti #zozzolerci come oramai tradizione il mercoledì è il giorno di:

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periodico assolutamente aperiodico di giochi, giochini e giochetti #zozzolerci a cura di m3mango, ysingrinus e alidivelluto.

Anche in questo numero L’Enigmista Mascherato ha voluto essere dei nostri, con un altro dei suoi fantastici ZOZZOCRUCI.

Vi ricordiamo che per ambire al meraviglioso premio finale dovrete inviare le vostre soluzioni a enigmistica.zozzolerci@gmail.com.

Per permettere la partecipazione anche ai nuovi lettori pubblicheremo tutte le soluzioni delle varie settimane solo alla fine!

REBUS (2, 5, 3, 7, 1, 5)

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ZOZZOCRUCI

L’Enigmista Mascherato

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Per partecipare all’estrazione del fantastico premio finale dovrete inviare le soluzioni di tutti e quattro i giochi.

Visitate dunque anche quelli di alidivelluto e ysingrinus.

IL PREMIO

Per stuzzicare la vostra fantasia, direttamente dalla sensuale mano di m3mango, ecco il secondo indizio sul meraviglioso premio che vi attende!

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Chi volesse partecipare in qualità di redattore è il benvenuto. Ci scriva a enigmistica.zozzolerci@gmail.com

Enigmistica per #zozzolerci 2


Cari enigmisti #zozzolerci benvenuti al secondo numero di:

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periodico assolutamente aperiodico di giochi, giochini e giochetti #zozzolerci a cura di m3mango, ysingrinus e alidivelluto.

In questo numero avremo anche il contributo di un redattore (o redattrice) d’eccezione che ci ha inviato un gioco appositamente creato per la nostra rivista. Ci ha chiesto di mantenere l’anonimato quindi per voi tutti sarà noto come L’Enigmista Mascherato!

Vi ricordiamo che per ambire al meraviglioso premio finale dovrete inviare le vostre soluzioni a enigmistica.zozzolerci@gmail.com.

Per permettere la partecipazione anche ai nuovi lettori pubblicheremo tutte le soluzioni delle varie settimane solo alla fine!

Continua a leggere “Enigmistica per #zozzolerci 2”

Rebus #zozzolerci: le soluzioni

Continua il progetto #zozzolerci, a cui stanno partecipando tanti blogger solerti e fantasiosi. Qui le istruzioni per aderire.

Ecco le soluzioni ai miei rebus! A grande richiesta (!) ne ho preparati altri, in pubblicazione prossimamente.

Non è stato facile selezionare il vincitore. Assegno il premio ad Alidivelluto perchè ha sempre risposto correttamente e per due volte è stato il primo a inviare la soluzione. Sará contattato via email per il premio.

Ringrazio tutti i blogger che hanno partecipato: Ysingrinus, Mela sBacata, Gintonki, Kikkakonekka, BeepBeep74, Chezliza, Rachelgazometro, Dmitri, Mkfindus, Pornoscintille, Wutternack.

Rebus #zozzolerci #1

Rebus: 7, 10. Soluzione: schiave incatenate.

Rebus #zozzolerci #2


Rebus: 8, 3, 10. Soluzione: trombare nel sottoscala.

Rebus #zozzolerci #3

  Rebus: 7, 2, 6. Soluzione: scopare di brutto.

Rebus #zozzolerci #4

Rebus: 4, 4. Soluzione: gang bang.