Il rosario

fuma

Ti aspetto al solito posto, nel magazzino in campagna. Non devi venire, non devi venire in auto. Voglio che imbarazzato tu chieda un passaggio a un amico, adducendo scuse del cazzo. Perché non c’è altra ragione al mondo che ti spinga a venire qui, in questo luogo sporco, che sa di piscio, in mezzo al nulla.

Entra dal retro, ti aspetta il guinzaglio.

Vieni, vieni dentro e chiudi la porta. Puoi tenere gli occhi aperti, questa volta non ti bendo, dentro è buio pesto.

Sentimi, sentimi armeggiare alle tue spalle. Riconosci dall’odore la mia mano decisa ed esperta che fissa lo strapon. Il freddo del cristallo contro il tuo buco. Gemi, gemi, mentre te lo spingo dentro.
Il mio bacino si muove con ritmo lento e regolare, affondo sapientemente. Ti tengo la testa con le mani, respiro il tuo collo e quando mi va, ti lecco dietro, dentro le orecchie. Sì, sono la tua padrona. Lo sai.

La mia scarpa rossa sulla tua testa e il guinzaglio ti fanno inarcare ancora di più la schiena. Strofina, strofina la testa contro il mio polpaccio, cagnetto fedele.

Non devi venire, non devi venire ancora. Apri la bocca, mostrami i denti e mentre te li bacio ad uno ad uno, ad uno ad uno, ti appoggio il cristallo sulle labbra. Lecchiamolo insieme, pregno dei tuoi umori.

Le nostre lingue si cercano, si sfiorano, si incrociano. Ora continua tu. Voglio fissarti mentre lo spompini. Io, seduta accanto a te, apro le cosce, mi godo la scena, affondo le mani.

Poi, poi mi avvicino a te, senza alzarmi, ferendomi, strisciando sul pavimento come un serpente. Siamo sudati, siamo polverosi, siamo due animali che si annusano. Allungo la lingua sui tuoi reni e l’affondo nel solco peloso e morbido. Scivola giù, fino al buco e li ci rimane per lunghi minuti, forse per ore, non ne ho idea. Poi all’improvviso, come se mi fossi risvegliata, afferro il rosario che è lì per terra e mi balena un’idea.

Strappo coi denti il cerchio ingranellato, in modo da formare una corda e inizio a infilare ad uno ad uno, ad uno, ad uno i chicchi grossi come monete su per il tuo culo, madido di sudore.

Arrivo fino a metà del rosario e ogni volta che infilo un chicco, tu sussulti eccitato.

Poi, chiudendo gli occhi, fisso il cervello sui chicchi freddi, ovali, duri come pietre e me li infilo, ad uno ad uno, ad uno ad uno, nel mio buco grondante. E mi avvicino a te sempre di più, come se fossimo solo più un unico serpente, facendo aderire perfettamente le mie grosse tette alle tue scapole sporgenti, la tua schiena fradicia e pelosa al mio ventre glabro, i nostri bacini e quel filo di perle che scorre così bene, trattenuto e poi lasciato dalla forza e dal controllo dei nostri muscoli.

Siamo legati da un filo, ormai cortissimo ed io ti abbraccio forte, i palmi delle mani aperti sul tuo petto.

Sbatto il bacino sul tuo culo: qualche grano mi esce dalla fica, entra dentro di te.

La mia mano scende sul tuo addome, ti sfioro l’ombelico, apro le dita e penetro i tuoi peli pubici. E ti afferro il sesso e ti sego con entrambe le mani, mentre sbatto il mio bacino contro i tuoi reni e sfrego il clitoride contro il rosario.
Poi al culmine, smetto. Sfilo il rosario. Mi stendo per terra, mi accendo una sigaretta e mi godo la vista di te, perplesso e attonito.

Non venire, non venire neanche ora.
Annusa il mio fumo, riempiti i polmoni. Sono io che comando. Lo so, lo so cosa farai adesso, sei il mio cagnetto fedele. Ti avvicinerai e inizierai a leccarmi le scarpe rosse.

L’ultimo tiro. Dai, vieni qui. Finiamoci. Distenditi, voglio prenderti così. Mi accovaccio su di te come se dovessi pisciare e mi impalo.

E finalmente rivestiti, ti porto a casa.

Here we are

Ho iniziato a scrivere, più che altro per me. Per chiarire dei punti, scaturiti da alcune tue domande. A dire il vero me ne hai fatte poche, però mi hanno colpito tanto e sul momento non sapevo che rispondere. Per cui ci ho pensato in questi giorni e improvvisamente stamattina mi sono apparse le risposte, come la cosa più semplice e lineare del mondo. Come cazzo è possibile che non mi siano venute in mente prima? Non ne ho idea. Le tue domande erano:

  • Sei più dominatrice o schiava.
  • Dimmi una tua fantasia bottom.

In realtà alla seconda non ho riposto per iscritto, ma ho tutto in testa. Mentre sulla prima domanda, che in realtà forse mi hai fatto solo indirettamente, ho trovato una chiara e semplicissima risposta. Poi ho seguito una tua esortazione, ovvero quello di scrivere. Per ora è più una sega mentale, che credo interessi e serva solo a me, ma tant’è, da qualche parte bisogna pure iniziare.

Mi reputo una persona molto riflessiva, a cui piace rimuginare, ripensare e, soprattutto sulle questioni esistenziali, prima di avere un’opinione devo spaccarmi un po’ la testa. Dall’altra, sulle questioni pratiche, sono una grande decisionista, forse per colpa del mio lavoro, di solito mi do tre secondi per rispondere in modo convinto e consapevole a qualsiasi richiesta (che poi non è detto sia la risposta giusta, anzi! Spesso faccio cazzate).

Per cui in questi giorni ho pensato diverse volte se mi sentivo dominatrice o schiava. O almeno quale fosse la parte più predominante. Perché davvero non ne avevo idea. Ho anche riflettuto su quali erano le mie fantasie bottom, perché così su due piedi non me ne veniva in mente neanche una. Ora devo dire me ne sono venute in mente 789.

Poi, improvvisamente mi è apparsa la risposta, ripensando al mio comportamento del passato. Sono nettamente predatrice e ora mi stupisco tantissimo che non mi sia venuto in mente prima. Forse il motivo è legato al fatto che odio le etichette e gli stereotipi e quindi io per prima non vorrei mai sottomettermi a quel tipo di identificazione.

C’è ancora un elemento che volevo chiarire a me stessa sul mio carattere: amo le sfide. Ho una grandissima considerazione di me stessa, che sia un pregio o un difetto, non saprei, per cui le cose che mi vengono facili e spontanee generalmente mi stufano presto, un po’ mi piace soffrire, ma non dolore fine a se stesso, che rifuggo come la peste, ma con l’obiettivo di godere, perché alla fine arrivo al punto prefissato con un certo sforzo, fisico o mentale. Insomma, mentre vorrei impormi come predatrice, vorrei al tempo stesso sottomettermi per capire se ne sono capace e in che termini.

Oggi mi è successa una cosa strana, è stata una telefonata di 5 minuti, che mi ha preso in contropiede. Una persona che avevo deciso di non sentire più, che avevo lasciato senza troppe spiegazioni, anche perché lui non mie ne ha chieste più di tanto, che mi chiama e mi chiede di rivederci per l’ultima volta, come per un ultimo saluto. Negli stereotipi di genere mi è parsa una richiesta femminile, anche se, come ho già detto molte volte, odio dare questo tipo di etichette. Ed io cosa gli ho risposto? Così, d’amblée, su due piedi, senza pensarci un attimo? Ok, vediamoci, ma a me interessa solo scopare, niente chiamate ogni trenta secondi, tutti i giorni, come abbiamo fatto negli ultimi mesi a questa parte. Credo di averlo spiazzato, ma soprattutto ho spiazzato me stessa.