WORDON COME BADOO

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Ho passato un anno e mezzo a giocare a un’app tipo scarabeo. Mi piaceva perché era un gioco riflessivo sulla composizione di parole con le lettere, però poteva essere anche frenetico e autodistruttivo, un po’ come me, a volte.
Devo ammettere che mi sono avvicinata molto candidamente, senza secondi fini. Ci giocavo nei ritagli di tempo.
L’account era veramente ai minimi termini, una fotina di 1,5 cm e un nickname. Niente geolocalizzazione, niente età, o gusti sessuali.
Insomma un posto proprio tranquillo, apparentemente. Molto lontano da Badoo o troiai simili, luoghi che ho sempre fuggito come la peste. Aveva solo una cosa, a cui all’inizio non feci neppure troppo caso: la chat. Una chat spoglia, quattro mura anonime, con sfondo blu, in cui spesso dovevi riavviare per leggere il messaggio successivo. Insomma, tutto tranne che un posto confortevole per fare due chiacchere.
Ci ho fatto il migliore sesso digitale della mia vita, anche forse perché è stato il primo. Inconsapevole, diretto, inaspettato. Dopo giorni di gioco abbiamo iniziato a parlare il pomeriggio e la sera gli stavo infilando due dita nel culo.
C’erano delle regole di scrittura non scritte che rispettavamo senza averle mai condivise che ci facevano godere, tanto. Frasi cortissime. I particolari. L’inesistenza dei puntini di sospensione. Le pause. So che tutto ciò sembrerà banale, ma all’epoca era stato travolgente, come per una bambina in un negozio di dolciumi, ed era solo virtuale. Poi passammo alle foto, ai video, alla voce e tutto il resto che degenerò alla velocità della luce.
Oltre a lui ovviamente si inserirono altri personaggi, gente di ogni genere: gentili, pazienti, stronzi, esagerati, servili. C’era veramente di tutto. Età media, direi tra i 40 e i 50, sia donne che uomini, purtroppo neanche una bisex, oppure sono stata io sfigata che non ne ho mai trovata una. Molto targhetizzato, ma tutti con una gran voglia di scopare. Se fossi stato un imprenditore di sexy toys avrei fatto carte false per metterci la pubblicità. Mentre invece quei coglioni degli amministratori mettevano pubblicità inutili di altri giochi. Gli avrei fatto una pianificazione media con i contro cazzi, vabbè.
Comunque, tornando a me c’erano dei giorni in cui giocavo con 40 persone contemporaneamente. Era diventata una droga. Ora, che è passato parecchio tempo, sono diventata più sgamata e consapevole, ma allora è stata dura. Io che non fumo neanche, avevo bisogno di disintossicarmi da quel mondo assurdo. Ne sono uscita bene, dall’oggi al domani ho chiuso, anche grazie a un amico che mi ha aiutato, e che poi ho incontrato anche dal vero. E ad amiche che non ho mai visto ma con cui continuo a sentirmi.
Ora non è che sia diventata casa e chiesa, per carità, ho solo cambiato bottiglia e ho fatto tesoro dell’esperienza vissuta.

MEDITAZIONE VS. MASTURBAZIONE

autoerotismo

L’altro giorno parlavo con una mia collega, la quale salita in cattedra, mi decantava orgogliosa i numerosi vantaggi del fare meditazione. Si era scaricata un’app di un santone indiano e diceva che se non meditavi almeno mezz’ora al giorno eri un fallito totale. ‘Vedi, io faccio così, snocciolava:

– mi metto sul letto, sempre alla stessa ora,
– lancio l’app e imposto l’ora,
– chiudo gli occhi,
– mi rilasso,
– azzero il cervello,
– medito.
Quando ho finito la mia mente è libera, non sono più stressata e ricomincio alla grande’.

Io la guardavo parecchio perplessa e le dicevo che ero troppo materialista e razionale per crederci anche poco. Ma che tutto sommato anche io facevo una cosa molto simile, ottenendo gli stessi identici risultati:
– mi metto sul letto, sempre più o meno alla stessa ora,
– lancio Tumblr,
– socchiudo gli occhi, diciamo uno aperto e uno chiuso,
– mi rilasso
– azzero il cervello,
– mi masturbo con dovizia.

Lei è scoppiata a ridere, ed io con lei.