E i giornalisti? (Managers #5)

  
Non leggo i giornali, non guardo la TV e di conseguenza i telegiornali. Leggiucchio Facebook, che uso impropriamente come RSS di notizie a me confacenti, per cui smaccatamente schierate a sinistra, con riporto ed evidente titillamento e conferma che le mie idee politiche e filosofiche sono le migliori del mondo, pardon, del mio mondo. Poi lo uso per far stalking spinto, ma questa è un’altra cosa, che mi tengo per un altro post.

Se c’è una cosa che ho capito nel piccolo, piccolo del mio lavoro è che i giornalisti non dicono e non fanno mai quello che gli dici. Mai. E avoja a mandare loro la foto da pubblicare. Sicuro come l’oro ne metteranno un’altra, di repertorio, oppure che fa più notizia, o quella che hanno sul desktop, più comoda. Del resto non scrivono neanche più, i più, gli devi preparare il comunicato stampa, come pappa pronta per neonati e nonostante questo copiano male, si dimenticano un pezzo, travisano, esagerano, manipolano. Se ne fottono, insomma. Se sapessi costruire le note come Gintoki e Ysi, ne allestirei una specificando che questo non vuol essere un discorso generalista, odio i discorsi qualunquisti, da salgo sul palco e dispenso critiche, ma spesso ho a che fare con la categoria e ne esco sempre ammaccata. Certo, potrei essere un un pò sfigatella, oppure questa razza è un pò così. Del resto hanno il coltello dalla parte del manico, in una società che si basa sull’informazione, visto che i beni materiali li hanno esauriti. Ma non voglio perdermi nei meandri di discorsi sociologici, che eccitano me e tediano la maggior parte del mondo [Zeus, ti piace come spunto?].

Indi per cui l’altro giorno, ho passato amabilmente la serata a cercare la foto più consona per l’articolo che usciva su La Repubblica, uno scambio continuo ed estenuante con l’ufficio stampa e, infine,  12 ore dopo mi son vista stampata fresca fresca, l’unica foto che avevo detto di non pubblicare. Fantastico.

Ma tranquilli, non ho imparato nulla, la prossima volta sono sicura che, fiduciosa, mi comporterò esattamente nello stesso modo. Io non imparo, i giornalisti neppure. Uno a zero per loro.

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33 pensieri su “E i giornalisti? (Managers #5)

  1. Capisco tutto ciò che riguarda la scelta di informazione non canonica o convenzionale. Però io non usando neanche Facebook, lo stalking non fa per me purtroppo, le notizie me le invento o sogno. Di solito funziona.
    Tanto non ne parlo con nessuno.
    Loro vincono delle battaglie, tu puoi vincere la guerra!

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  2. In effetti la questione giornalisti è spinosa… ho un rapporto complicato con la categoria. Leggo spesso, mi informo molto, critico tanto e sono disilluso su quasi tutto. Una brutta cosa quando leggi un giornale.

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      1. Credere come oro colato quando “bevi” da una sola fonte, beh, è una cosa a dir poco pericolosa… nonché stupida.
        La Tv è ancora peggio, deve raggiungere pubblico ancora più ampio del giornale… ancora più inutilità dentro.

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  3. I giornalisti devono tirare l’acqua al loro mulino, quindi vanno dritti per la loro strada come un treno e chissenefrega di tutto il resto.
    Titoli sensazionalistici che non c’entrano niente col contenuto dell’articolo (o quando va peggio, con la realtà dei fatti), articoli che raccontano quello che vogliono raccontare (giusto tempo fa mi era stata girata una notizia per lavoro che dipingeva alcuni dati come LACCCOSAMEGLIOMIGLIOREWOW e poi approfondendo un attimo ho scoperto che era ‘na mezza ciofeca). E ovviamente le immagini subiscono la stessa sorte di distorsione a loro piacimento.
    “Bad news is good news” è la prima cosa che il prof di Comunicazioni di Massa ci insegnò, seguita da tutti gli ingredienti necessari per cucinare notizie appetitose per il pubblico.

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      1. Purtroppo si… E dunque bisogna fare “buon gioco e cattivo sangue”… (a me a volte questa cosa capita con i comunicati stampa…. Di tutte le cose interessanti, sottolineate, niente. Le stronzate subito…)

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