La mia memoria

mango
Avevo trovato un modo per riuscire a sopravvivere alla perdita di memoria. So di non essere originale, manco per nulla, però mi trasmette fiducia  (non sempre, a dire il vero) e ho l’impressione di avere la mia vita vagamente sotto controllo.

Pensavo fosse un metodo usato da tutti, perché per me è impossibile farne a meno. Invece scopro che non è così e tutto ciò mi stupisce terribilmente.

Dio, c’è ancora qualcosa nella vita che ti può stupire! Anche questo mi infonde sicurezza, speranza. Non ho già visto tutto, riesco ancora a  meravigliarmi di qualcosa. Che iniezione di fiducia!

Non voglio divagare: a me piacciono i post corti, 500 battute massimo, perché non riesco a mantenere un’attenzione maggiore su qualcosa che compare a video. Ammiro la sintesi e la anelo. A volte, se sono molto presa, leggo anche testi lunghi, ma quando scrollo e noto  che il dito continua a tirare giù, mi viene sempre un pò di ansia.

Comunque, dicevo, io compilo liste. Sono maniacale. Spesso le faccio uguali su più device: su Note, Evernote, Wunderlist, Shopshop, Excel e poi anche sulla carta. Su bigliettini che sembrano francobolli, sui Post-it che attacco al telefono, su fogli A4 che piego e ripiego, in maniera ossessiva e ficco in borsa. Mi permettono di avere l’impressione di ricordare e al tempo stesso di organizzarmi e anche di godere, quando posso tirarci una riga sopra. Questa è la parte che amo di più.

A volte però, faccio le stesse liste in posti diversi, e poi mi confondo e passo i giorni a chiedermi dove ho messo le mie note. Questo è parecchio frustrante.

Con le password invece son messa bene, non le scrivo mai da nessuna parte, ne ho in testa un po’, e in base al livello di sicurezza che voglio dare scelgo quella che mi pare più appropriata. Sono almeno dieci, tutte diverse, composte da lettere e numeri. Ecco, in questo non ho problemi.

Anche con i visi delle persone me la cavo benissimo, potrei riconoscere senza problemi un compagno delle elementari, un ex collega di 10 anni fa, un’insegnante. Stessa cosa per gli odori: li memorizzo e li riconosco a distanza di anni.

Ricordare nomi invece è una tragedia. Non ricordo nulla. Sai quando sei ad una festa e ti presenti? Dopo 10 secondi ho fatto tabula rasa. Questo può essere parecchio imbarazzante.

Sull’orientamento e la memorizzazione delle strade sono inefficiente, il mio compagno fidato si chiama TomTom oppure i passanti che molesto ad ogni incrocio chiedendo informazioni sui prossimi 100 metri.

A ben diritto posso includere questo inutile post nella categoria ‘Seghe mentali’ che interessano solo a me, ma almeno provo a trarre giovamento da queste elucubrazioni. Penso di avere:

  • una discreta memoria visiva
  • una pessima memoria verbale
  • una tragica memoria relativa alle scadenze, che non so come si chiami.

Forse dovrei iniziare a disegnare quello che devo ricordare?

Mea culpa, Tumblr.

 tumblr 

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Sei il mio primo pensiero la mattina con lo spazzolino in mano e il dentifricio che mi cola dalla bocca.

Sei tu che cucini ed io ti guardo in mutande sul balcone.

Sei tu che fumi una sigaretta ed io in ginocchio che te lo succhio.

Sei tu che fai la doccia e mi porgi lo shampoo.

Sei tu nel letto che guardi Tumblr con me e sai esattamente le foto, i video, le situazioni che mi eccitano.

Sei tu che guidi e io ti bacio e ti dico una cazzata all’orecchio, per alitarti piano e annusare il tuo odore buono.

Sei tu che scrivi i post e non mi dici che li stai scrivendo e poi io li trovo, li leggo e penso che parli di me.

Sei quello che usa le mani, e le usa bene.

Sei quello che si fa baciare e poi bacia anche.

Sei un chiodo fisso e io non smetto di battere.

Sei come una piovra ed io voglio solo infilarti nelle mutande.

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Un tram (10) chiamato desiderio

 mango 
Tornando da Milano, l’altro ieri mi è successa una cosa tremenda, una delle mie, quelle che ogni tanto mi accadono, un pò perche faccio sempre trecento cose in contemporanea, un pò perché sono senza memoria, come già dissi qualche post più in là (non chiedermi quale, che proprio non ricordo).

Ero sul tram con il mio prolungamento telefonico che controllavo la posta e… puff ricevo una mail sperata, ma inaspettata, nella posta del cuore (quella legata al blog per capirci). Tutta goduta inizio a leggere tipo automa, con un occhio allo schermo e uno anche e scendo dal tram. Nell’istante in cui sono sul marciapiede mi rendo conto di aver scordato il sacchetto di carta con le mille coroncine di fiori che ho comprato per la festa di N., svaligiando tutti gli H&M della mia regione e di quelle limitrofe! Azzzz! Mannaia la miseria, 450 euro di spesa e la festa è tra due giorni. Sono fottuta! Realizzo in un nanosecondo la gravità della cosa e mi attacco a Google per cercare il customer service dell’azienda di trasporti a cui supplicare un recupero immediato. 

Prima chiamata sbaglio numero e telefono a Trenitalia. Crist, no! 

Seconda chiamata parlo con una signorina simpatica come un calcio in culo che mi dice che devo aspettare 48 ore. 48 ore? Cazzo, la festa è tra 48 ore!

Per cui torno a casa col cuore sul palmo della mano, piglio le chiavi dell’auto e su due ruote cerco di raggiungere il capolinea. Sbaglio strada (vedi sopra il post sulla mia memoria che fa acqua), sbaglio percorso e invece di fermare un 10, fermo un 4. Mi ricompongo, riprendo la strada giusta e a quel punto mi piazzo nel senso di marcia opposto rispetto a quello su cui mi trovavo io e aspetto alla fermata tutti i 10 che passano. 

Ecco il primo. Non è lui, lo riconosco. Però l’autista è gentile (ho sfoderato il miglior sorriso maliardo della mia infinita collezione e si sa che sugli autisti vado a colpo sicuro) e mi dà un numero segreto a cui chiamare, ovvero il servizio operativo, addirittura!

Terza chiamata al numero segreto dell’autista maliardo. Non risponde nessuno! Chiamo 1, 2, 3 volte, nada!

Intanto passano ben tre tram, ogni quarto d’ora e il mio sacchetto non si vede. La tecnica è: salgo, scansiono tutto il tram che sarà lungo 10 metri e mi butto fuori per non rischiare di rimanere chiusa dentro.

Finalmente il numero segreto diventa magico, perché risponde qualcuno di molto gentile che mi dice: ci penso io, chiamo in radio tutti i 10 e le faccio sapere. Mi richiami tra 10 (!) minuti.

Dopo 8 minuti, 8, mi richiama lui e mi dice che il tram dall’altra parte della città (quindi aveva già fatto tutto il tragitto e io mai e poi mai lo avrei beccato) ha il mio sacchetto! 

Dopo 10 (!) minuti l’ho recuperato. 

Il giorno dopo ho perso le chiavi di casa, ma questa è  un’altra storia.

Postalmarket per adulti

 mango 
E niente, son di nuovo in treno, sull’Italo delle mie brame.

Mi piacciono i treni alta velocità perché ti indicano sui monitor dove si fermeranno i vagoni. Così tu ti accorgi sempre che sei dalla parte opposta, inizia la fiumana di gente che si sposta da un capo all’altro del binario e poi immancabilmente il treno non rispetta le indicazioni dei monitor e tutti di nuovo si spostano all’altro capo. Fantastico, pare ‘na danza! In Giappone funzionava uguale ma non sbagliavano mai, neppure le persone. Veggenti!

 Questa volta non posso fare le candid camera con i vicini, mentre scrollo le foto maiale su Tumblr, perché mi han piazzato in un sedile da sola, extra large, addirittura. Meglio così, d’altro canto, visto che a far la simpatica e maliziosa, l’altra volta mi son bruciata il traffico di due mesi in quattro giorni. Ma quanto magnano le foto e i video? Uno sproposito. Anche perché il Wi-Fi sui treni è una grossa bufala.

E allora che fare per passare il tempo, certo non posso guardare fuori dai finestrini, che è tutto grigio, ma grigio nebbia e niente non si vede nulla, esattamente come a Budapest, come ricorda l’amichetto Gintoki.

E allora scorgo la posta e cosa ti arriva? La mail del sexi shop, che non è esattamente un sexi shop come gli altri, ma un posto parecchio raffinato, in centro città, che costa il triplo, ma la commessa non mastica chewingum svogliata e non ti risponde a monosillabi, ma da perfetta padrona di casa ti presenta tutte le funzionalità delle palline, che sono a scelta o viola o rosa shocking, splendide al tatto e quando le infili con nonchalance, spariscono per magia, puff!, meglio degli spettacolini trash di quest’estate in Tailandia. E le puoi usare per fare i mestieri oppure (parole testuali) mentre il tuo lui ti incula. Ok, mi hai convinta, le prendo!

Ma nel catalogo via mail c’è un pò di tutto, il ring counter che infila lui e conta le calorie consumate, il numero di spinte e il tempo impiegato (!), l’intramontabile ovetto da indossare al ristorante o al supermercato mentre fai la spesa, la mascherina in vinile, che pare un pizzo, vedo, non vedo e i fantastici plug anali di nuova generazione, in diversi formati, rigidi e anche un pò morbidi, che di nuovo ti permettono spettacoli di magia, da veri professionisti!

E intanto sono arrivata, la spesa al sexi shop per corrispondenza mi tocca rimandarla a più tardi. Milano, here I am!

Per fortuna non è sempre N.

 mango 
I post di Natale su di me hanno effetto lassativo, anzi le foto, anzi i regali, anzi, è proprio il Natale che mi attira brutti pensieri e repulsioni.

Non me ne vogliate, lo dico in generale, non lo dico in particolare e, sì, sicuro ho avuto traumi da bambina, no diciamo pseudo adolescente, per cui mi porto appresso un no a tutto campo con ciò che è luccicante, bianco, rosso e verdone dorato.

Quella cosa che bisogna essere tutti felici, la corsa obbligata ai regali, le decorazioni nei supermercati da novembre, le vetrine luccicose, le luminarie per le strade dal 31 ottobre, io per prima che devo organizzare la festa di Natale non per diletto, ecco mi fa vomitare. L’ho detto, ora sto male uguale, ma l’ho messo nero su bianco ed è sempre parecchio liberatorio.

Mi mette ansia, mi agita, avrei bisogno di farmi prescrivere dall’amico psichiatra pastigliette antinatalizie, da buttare giù con il bicchiere d’acqua e il bicchiere di whisky, solo un dito.

Che poi davvero potrei far finta di nulla, ma proprio non è possibile, ovunque ti giri vedi N. (non lo cito più, ecchecazzo!), giorni e giorni prima, lo chiamano avvento, per me è pura passione, nel senso catto-negativo del termine, of course.

Ho provato ad autoanalizzarmi e la risposta è facile, facile servita sul vassoio, distesa sul lettino del medico strizzacervelli. È tutto legato alla migliore gioventù quando noi si aspettava il bambin Gesù e mio padre si incazzava e manco scendeva dal letto. E poi ad un’altra serie di episodi che non tiro fuori, perché il vaso di Pandora è nascosto sotto il letto, chiuso alla bell’e meglio, col nastro di scotch tirato male e i punti della pinzatrice ormai arrugginiti e non è cosa scoperchiarlo proprio ora, soprattutto a due settimane dal N.

E finalmente quest’anno me ne vò, saluti e baci e vado al caldo, nel nuovo mondo, a mangiar picanha e bere caipirosca, coi parenti acquisiti che suonano le chitarrine, pranzano non prima delle 17, sorridono e ridono tutti, in cui ognuno parla la sua lingua e tutti si capiscono.

Che poi oltre al N. anche il capodanno un po’ mi infastidisce, diciamo pure che mi secca, infatti a volte a sfregio l’ho saltato a piè di pari e sono andata a dormire, con il dito medio alzato. Ma quest’anno seguo un’altra tradizione e tutta vestita di bianco mi tuffo nell’oceano. Tiè!

80 voglia di te

mango 

Liberamente ispirato ad un corto di Erika Lust.

Ricordo perfettamente quando eravamo tutti vestiti anni ’80 con gli scaldamuscoli mosci e fosforescenti, la fascia elastica che ti taglia la testa, i fuseaux snellenti con il body sopra che segna a V l’inguine, i calzoncini tipo Adidas con gli spacchi di lato, le canottiere sudate al punto giusto, le magliette over size con la spalla scoperta.

E si faceva ginnastica, anzi aerobica, sforzandosi di fare il proprio meglio, flessioni, addominali malefici, affondi, squat, ma forse allora quello manco esisteva.

E c’era quel trainer tutto gonfio, muscoli, che impartiva ordini a tutti, menando il tempo e cazziando chi non stava dietro ai suoi 1, 2, 3, 4, stella. Antipatico, scorbutico non c’è che dire, noi a novanta a fare pressione sui palmi delle mani e gli avambracci tutti, lui tronfio con il dito alzato, sentendosi Gesù nel tempio a dettare comandi.

Ma ad un certo punto qualcuno di noi iniziò a ribellarsi, forse per via delle aderenze in bella mostra, le generose scollature, le guaine seconda pelle, colorate e provocanti, non si sa esattamente per quale ‘azz di motivo, ma qualcuno provò gusto ad ammiccare, fare l’occhiolino, lo sguardo maliardo, la lingua sul rossetto acceso, il sorrisetto di lato, agli altri sottomessi del gruppo. E inizialmente da timidi e repressi diventammo più forti, più consapevoli della forza del gruppo e iniziammo chiano chiano a disubbidire al tremendo oppressore in tuta e scarpe da ginnastica!

E scappò il primo bacio, il primo limone, poi due, tre, mille. Mani che si toccano, frugano, sfiorano, pentrano, uncinano, menano, sfregano. Via i vestiti tutti, diventammo un unico essere aggrovigliato e felice. Trenini deliziosi, corpi concatenati, non più concentrati ad eseguire ordini, ma dediti a dare e raccogliere piacere, in quello sfondo bianco della palestra anni ’80 e quel mucchio di stoffa colorata sparpagliata un pò ovunque.

E mentre il maestro tentava invano la disciplina, l’obbedienza, l’asserzione, noi eravamo troppo concentrati a succhiare cazzi e tutto il resto.

It’s wonderful 

 mango 
Via via, vengo via con te. 

Fammi spazio, entro in questo piccolo taschino della tua giacca leggera, sempre accompagnata da una camicia chiara, senza cravatta.

Via via, vengo via con te. Portami lontano, in giro per il mondo, in modo che io possa accompagnarti, proteggerti, coccolarti e qualche volta anche un pò spiarti.

Via via, vengo via con te. Ti seguo ovunque. Non ho neanche più bisogno di chiamarti, scriverti, cercarti, perché vivo appresso a te e posso sentire il tuo cuore che pulsa, batte per me, everytime.

Via via, fammi un poco di spazio, non ne ho bisogno di molto, mi basta un pò di stoffa calda  e sapere che sono al tuo fianco, un pò più sopra il tuo cuore.

Via, via, non ci pensare, anche quando mangi, guidi, cammini, pisci, ti tocchi, io sono lì che ti stringo, ti abbraccio e ti alito il viso col mio fiato flebile.

Via, dai, adoro starti vicina, accoccolata sul tuo petto amoroso, decorato di peli scuri, mi puoi portare, starò zitta, te lo prometto, non ti disturberò. 

E anche quando sarai con le altre sarò dalla tua parte, tiferò per te, felice delle tue scelte.

Via, via, vieni via con me, fatti piccolissimo anche tu così possiamo baciarci e non lasciarci più.

Passaggio a est

 mango 
Ero partita senza sapere neanche bene dove andavo, la geografia questa sconosciuta, ma mi piace partire senza prepararmi, senza sapere cosa mi aspetta, riscuotere una sorpresa, ogni tanto.

Mi ritrovavo per la prima volta dall’altra parte di un mondo mai visto, nella peggiore spazzatura del globo terrestre, una grande cloaca, puzzolente, lurida, un porcile a cielo aperto, di uomini e animali tutti.

L’angoscia degli occhi scuri e stranieri su di me non mi abbondava per tutto il giorno, il fetido odore di marcio, di cibo andato a male, di piscio e di feci, manco di notte.

Ed io ero schifata, alienata, odiavo quella terra così affascinante e disgustosa al tempo stesso. Dove la gente mi fermava per strada per chiedere una foto con me, come fossi una scimmia, un animale raro, da mostrare ad amici e parenti tutti.

Mi vestivo con le maniche lunghe, con le scarpe chiuse, per prendere le distanze da quell’immondo spazio, nonostante il caldo assassino e l’umido fracido.

Ero l’unica bianca-extraterrestre, debole, senza anticorpi, alla loro mercè: mi toccavano, mi osservavano, mi nutrivano, mi servivano, mi guidavano.

Soffrivo di claustrofobia in mezzo alla folla e la gente era tanta: erano pezzenti, maleodoranti, che elemosinavano, pregavano, mangiavano con le mani, bruciavano i morti per strada.

Dopo qualche giorno però il mio registro è cambiato: ho iniziato ad abituarmi, ad apprezzare i colori, gli odori, la gente e la mia prospettiva mutava. Ero più accogliente, disponibile, accondiscendente, partecipe.

Ricordo che l’ultimo giorno ho fatto un giro per Delhi, in un mercato da mille colori e sapori,  coi sandali, i piedi sporchi, con la pioggia che mi bagnava ed io senza ombrello, per una finale immersione di amore infinito.

Tornata da lì sono stata sotto shock per tre giorni. Ho pianto quasi sempre, cercavo su internet le offerte di lavoro: ero stata rapita ed io volevo mollare tutto e trasferirmi lì.

Ancora oggi che sono passati parecchi anni quando penso all’India mi si accappona la pelle.

Cespuglietti preziosi nel mondo WP

 mango 
Cespuglietti preziosi, by Ysi, che poi sono come i coniglietti, Willy Coyote, le conigliette, chetelodicoafare, che saltellano in Arizona, o giù di lì.

E ci si ritrova a parlare di cespuglietti, quelli dove ti ritrovi al buio, di notte, con l’alcol in pancia, a cercare un angolino per pisciare ed uno vicino, vicino per scopare senza ritegno, che da ubriachi, viene meglio perché le poche inibizioni te le sei scrollate da mo’, come lo scroll del tuo uccello sulla mia bocca aperta, con la lingua pendente e lo sguardo languido, come la migliore filmografia di settore e di nicchia.

E siamo come una grande famiglia, la chiamano community, in cui si parla, si posta, si scherza, si fa la conta, si fa finta di sapere scrivere. Che davvero io per prima sono ‘na capra e non lo dico per finta umiltà, ma per consapevolezza acquisita.

E si sta bene, davvero, per cui con sincero trasporto non nomino nessuno, ma ringrazio di cuore, io che il cuore non ho, tutti quanti i personaggi, gli attori, gli animali tutti che vivono nel mio mondo WP: 

– chi disegna, con pastelli ad olio, con in mano la lista delle richieste più assurde

– chi programma, programma, programma, anche le scopate programma (non è vero!!) e voleva fare il porno attore da gggiovane e l’amica sua, bella a zia!

– chi è il mio mentore, che si fa inculare dai camionisti con passione e dedizione 

– chi scatta foto meravigliose, con i colori giusti e con commenti che non capisco mai 

– chi scopa nei camerini dei supermercati, cercando di strapparmi il primato dei luoghi più zozzi

– chi commenta cose profondissime, che poi passi i giorni a pensare a che ti ha voluto dire e… niente non lo capisci

– chi ti manda i link dei porno e ti chiede un commento a caldo (!)

– chi scrive benissimo, sempre un po’ triste, sempre un pò malinconica

– chi è di Milano, nuovo arrivato: ben-venuto!

– chi si mostra generosamente nudo su Tumblr

– chi passa da un semplice appunto sul suo nome a una godibile orgia a 8

– chi scrive racconti erotici, chi si masturba leggendoli

Smack!