Hamman e Zurigo, andata e ritorno

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Mi fa stare bene il calore che emana il bagno turco: ti pare di entrare nel ventre materno. Sei nudo, tra nudi, col sapone di Aleppo in mano, che ti strofini senza parsimonia.

Amo andare all’hamman, qui in città ce ne sono parecchi, li ho provati tutti. Preferisco quelli di periferia, dove spesso sono l’unica bianca e le parole sono smorzate, da timide arabe. Sono così accomodanti, sorridenti, ti chiedono sempre di lavare loro la schiena. E a me quei corpi imperfetti mandano in estasi. Culi generosi, tette prosperose, piene, che viene voglia di accarezzare, leccare, tirare, stringere. Capezzoli scuri, da appoggiarci la testa e sonnecchiare nel calore umido e languido del bagno turco.

Oggi c’era una ragazza secca secca, con degli hot pants e un reggiseno nero con le spalline cadenti, che si occupava del massaggio alle clienti. La osservavo, anticipavo le sue mani su di me, ancora prima che me le mettesse addosso. Sentivo l’odore degli intrugli che applicava ed io avrei voluto baciarla. Ringraziarla di cuore del servizio che elargiva, come fosse una missione per l’umanità, il sapone, la crema, non so cos’altro, che ti spalmava con devozione, sui piedi, sulle cosce, sulle braccia piene di lividi lasciati da te, amore mio, sul viso, mentre tu vorresti urlarle: soffermati sull’inguine, indugia sul seno, infilati nei pertugi, negli incavi, nei buchi del mio corpo.

Quanto mi piacerebbe frequentare un hamman che offre servizi extra. Senza tabù, un massaggio completo, intimo, coinvolgente. Senza morale, quella usiamola per le cose davvero importanti. Senza limiti di orario, senza limiti e basta. Operatrici consenzienti, orgogliose del proprio lavoro ed io felice di pagarle, riconoscente.

Diventerebbe un’abitudine irrinunciabile, come fare l’amore, toccarsi e fantasticare. Come quello di Zurigo, che il sempre buon Vice ci consiglia e ci racconta. Che io andrei fino a Zurigo solo per quello, ma anche per il Langstrasse (l’ex quartirere a luci rosse, no-comment), il Kunsthaus (un must per gli appassionati d’arte, perchè non sono solo chiacchere e sesso a gogò), il Gestaltung Museum (per il design, cazzo il design) e il Centro Le Corbusier, chettelodicoafare.

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