Leaving New York

torri_gemelle

“Mi sono innamorato”. Quando me l’hai detto ero talmente presa, ero talmente presa, che pensavo stessi parlando di me. Matematico, cento per cento. Quindi ti chiesi di chi, solo per una gratificante conferma. E tu risposi “di Sara”. Come nei cartoni animati giapponesi in cui ti cade la tegola in testa e ti viene la bolla al naso. Ah, di Sara.

Cristo, Sara è lesbica. Come fai a esserti innamorato di Sara? Ricordo che io feci una sceneggiata madre delle mie: pianti, strepitii, calci al lampione, singhiozzi, lacrime, urli e spunti.

Ma come? A noi che veniva così bene il gioco delle parti. Io facevo la padrona e tu il giardiniere. Ma dico, lo vuoi fare anche con Sara? Non era accettabile che io mi trovassi in un punto così alto della vetta e non mi fossi accorta che tu l’avevi già scalata quella cazzo di montagna e manco me n’ero accorta.

Passò un mese e da amici partimmo per New York. Due biglietti oltreoceano a dicembre. Fu li che entrammo nel club dieci mila metri. Ovviamente.

Avevamo un mese davanti e un alloggio gratis in un convento, da tua zia suora. Anzi due, perchè se non si è sposati non si dorme insieme. Tu avevi un appartamento ed io una celletta, esattamente nella stessa posizione, ma su due piani diversi. Abbiamo sempre dormito insieme e poi alle 4, avevamo la sveglia per separarci.

Un mese d’inverno a New York. Girare come turisti, ma evitare di usare le mappe, per non sembrarlo mai.

Andare per mall, ai musei, nel Bronx, sperando di beccarsi una sparatoria, ai giardini botanici, a Staten Island, sulle torri gemelle. Lasciare sempre un pezzo liquido di noi, ovunque.

Da Macy’s il mercoledì c’erano i saldi e tu avevi quel vizio tipico dei ragazzini di buona famiglia. La mano lesta, la tasca a disposizione. Non era necessità di qualcosa in particolare, era la bravata, un modo di passare il tempo, il voler portare il trofeo a me, istigatrice, che ordinavo di tutto. Ce l’ho ancora la tovaglia di Natale rossa damascata coi 6 tovaglioli. I perizomi, no, quelli non li ho più.

Tornammo il 24 dicembre, ma non tornammo più insieme.

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