Adescatrice

adescatrice

Odio andare a mangiare da sola nei locali pubblici. M’imbarazza. Credo di averlo fatto due sole volte nella mia vita. Piuttosto mangio un panino per strada. Farei finta di essere molto impegnata a leggere o a chattare, per non dare l’impressione di essere una sfigata. Oppure proverei ad osservare intorno, accavallando sapientemente le gambe, con un braccio adagiato sulla sedia accanto. Con lo sguardo un po’ inclinato, passerei la lingua impercettibilmente sul rossetto. Inizierei a squadrare tutti i commensali, chiedendomi chi sono, provando a indovinare la loro vita. La loro vita sessuale. Se desiderano essere presi, se amano comandare, se tutto sommato sono soddisfatti, oppure sono sempre alla ricerca di qualcosa, qualcuno.

E poi incrocerei il tuo sguardo. Ah, che meraviglia. Lo so, lo so che i miei occhi vivono di vita propria. Parlano. Ricordo che nel viaggio in India, riuscii a fare dei gran discorsi, inequivocabilmente espliciti solo con gli occhi. Non avevamo una lingua comune, ma ci siamo parlati, desiderati per ore, per giorni, mio caro sikh. Mi regalasti anche una collana, che conservo ancora.

Dicevo, ti fisserei da maniaca. Sarebbe una meravigliosa sfida, provare ad usare solo un senso dei cinque a disposizione. Senza proferire parola, muovendomi appena con sapiente lentezza, ti farei capire il mio desiderio. Mi darei un tempo, per fare le cose per bene. Ti sorriderei, con dolcezza, facendoti credere che siamo qui, siamo soli. Azzeriamo il rumore, la gente, l’odore dei burgher, la musica anni ‘80, i piatti sporchi, i bicchieri col segno del rossetto, i bambini che urlano, l’odore della birra caduta sul pavimento,le cameriere squillanti, il trillo del cellulare, le porte che sbattono. Come in un fermo immagine, siamo io e te, ora, adesso.

E quando sono sicura di averti promesso l’eccitazione, di aver creato l’aspettativa, mi alzerei piano, aprendo le gambe leggermente, per trasmetterti il desiderio di averti dentro. Mi alzerei, ti passerei accanto e andrei nel cesso. Ad aspettarti, sicura che è l’unica cosa che ti interessa ora. Entrerei e ti aspetterei di spalle, mani contro il muro. Accessibile e consapevole che in pochi minuti saresti qui.

E infatti arrivi, non ne puoi fare a meno. Ti avvicini col fiato strozzato e sai già cosa devi fare. A questo punto la vista non serve più. Siamo noi, siamo la cerniera che scende, la cintura, le mutande, l’odore del tuo cazzo sul mio culo.

The end

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27 pensieri su “Adescatrice

      1. Dici?
        No, dai.
        Poi fa tanto Bouguereau.
        Ti immagini?
        “Vagone! Lascia quel quadro!”
        “Io…”
        “Un po’di etica, di morale, senso del pudore! Sei su un muro.”
        “Si ecco. Mi son fatto trasportare…”
        “Evvabbhé. Trasportare è un eufemismo”
        “In effetti…”
        “Eccheccazzo! Dai. É un Adolphe Bouguereau!”
        “Si. Si. Merda. É che mi era parso di vedere un mango.”

        David Anthony, Stephanie Cooke, Mind Street – I Live for You (Mind Street Signature Remix.)

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      1. Uhmm, con gli occhi si possono dire molte cose, forse per questo porto più spesso gli occhiali delle lenti a contatto, in modo da poter nascondere i miei dietro le lenti leggermente scure e permettermi di guardarmi attorno nella sala del piccolo bar tavola calda che frequento solitamente.
        Lei è seduta in un angolo della sala e sta guardandosi attorno cercando di immaginare cosa stiano pensando le persone
        Mi metto a fissarla, sicura che presto girerà la testa dalla mia parte, infatti lo fa e io abbasso leggermente gli occhiali scuri per guardarla da sopra le lenti, mi sta fissando, prendo un po’ della salsa rosa della mia insalata sulla punta di un dito e lo porto lentamente alle labbra, con la lingua lecco leggermente la punta del mio dito prima di infilarlo tra le labbra per pulirlo, lo estraggo dalle labbra e ci passo sopra il dito subito seguito dalla lingua
        Lei segue ogni mio movimento e io faccio scivolare la mano in basso, in mezzo alle cosce, e poi la riporto alle labbra passando la lingua sulla punta del medio e dell’indice, poi allargo le dita e faccio scivolare la lingua in mezzo alle due dita
        Mi giro e, lasciando l’insalata, mi dirigo alla cassa per pagare e andarmene….
        Lo so, mi sta seguendo……….

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      2. Appena vedo che ti alzi, mi scivola e batte sul tavolo la tazzina. Mi alzo in piedi di scatto come se tu stessi per svanire per sempre. Ti vedo ondeggiare verso l’uscita. Non capisco più nulla. Infilo la mano in borsa e tiro fuori la prima banconota che trovo, decisamente troppo rispetto al caffè. Ma indifferente la mollo sul tavolo e ti raggiungo. Ti supero velocemente e riesco ad aprirti con un sorriso la porta. Cerco il tuo sguardo, cerco una conferma, che non ho sognato nulla. Che davvero mi guardavi e mi desideravi. O forse cercavi qualcun’altra dietro di me ed io mi sono sognata tutto? Cerco una conferma e ti apro la porta per uscire. Insieme.

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      3. Lo sapevo, mi sorpassa e mi apre la porta, le sorrido e mi struscio leggermente con un seno contro il braccio, giusto quel poco che basta per far capire che non porto nulla sotto la camicetta
        Esco in fretta dal bar e mi avvio verso l’auto, camminando con un piede davanti l’altro per accentuare il mio ancheggi amento
        So che mi sta seguendo, la sento dietro di me, è rimasta un attimo ferma sulla porta ma si è riscossa in fretta, apro la macchina e mi giro verso di lei, un invito con la testa e giro dall’altra parte, entro dalla parte del passeggero e aspetto con le chiavi in mano
        Lei apre la porta, si tira leggermente su la gonna stretta e si siede, belle gambe, avrei voglia di cominciare a carezzarle subito ma resisto
        Lei prende le chiavi e accende il quadro
        “Mi auguro che da te non ci sia nessuno…”

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      4. Pronuncio quella frase, come un automa, perché in realtà vorrei prenderti qui, nel parcheggio. Sei così bella, non riesco a staccare gli occhi dal tuo seno che si intravede dalla fessura della camicetta, che punta il tessuto, fiero.
        Seduta sul sedile, vorrei prenderti così. Vorrei baciarti, infilare la testa sotto la tua gonna, scoprire il tuo seno e affondarci la bocca.
        Ti guardo negli occhi e ti accarezzo le gambe abbronzate. La mia testa ti ha detto ‘andiamo a casa tua’, ma il mio corpo ti vuole ora.

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      5. La macchina si mette in movimento e io faccio salire lentamente la gonna sulle mie cosce fino a far vedere le mutandine bianche, vedo che mi sta guardando ma deve guidare e le mani sono sul volante
        slaccio un paio di bottoni della camicetta e mi giro leggermente verso di lei in modo da farle vedere il mio seno e i miei capezzoli che nel frattempo sono diventati duri
        mi sollevo leggermente sul sedile e sfilo velocemente le mutandine.
        La macchina sbanda leggermente e io rido.. ” tieni le mani sul volante e cerca un parcheggio, veloce!”
        Ora la mia gonna è completamente arrotolata sui fianchi, allargo leggermente le cosce e mi tocco, so di essere già bagnata e raccolgo un po’ del mio piacere sulle dita
        “vorresti assaggiarmi?” le chiedo con la voce ridotta ad un sussurro….

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      6. Infilami le dita in bocca, fammi giocare con i tuoi polpastrelli umidi. Sto andando a 10 km all’ora non troveremo mai un parcheggio. Vieni qui, avvicina la tua testa, senti il mio respiro affannato. Credo che tu abbia sbagliato a darmi le chiavi della macchina. Non sono in grado di guidare. Accosto, mi volto verso di te, mi chino verso le tue cosce, sposto le mutandine bianche e affondo la lingua.

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      7. Uhmmmm è piacevole avere la sua testa in mezzo alle gambe, mi lascerei asciugare volentieri dalla sua lingua che sento calda sul clitoride
        Ma non è quello che voglio, la prendo per i capelli e la faccio rialzare, la bacio sulla bocca per gustare il mio sapore sulla sua lingua e poi la sposto in mezzo ai mie seni, lei si attacca ad un mio capezzolo e io allungò una mano in mezzo alle sue cosce
        Ha le mutandine fradice come la sua figa e mi ci vuole un attimo per penetrarla con due dita e spingerle fon dietro al clitoride alla ricerca del suo piacere.
        Lei continua a mordermi e succhiarmi e intanto sposta una mano per cercare nuovamente il mio clitoride

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      8. Non mi curo della gente che potrebbe vederci, anzi sono eccitata all’idea. Mi lascio condurre da te, perché davvero mi sento una ragazzina alle prime armi. Ti sfioro il clitoride, lo accarezzo con sapienza riflessa e ti trovo accessibile e fradicia. Insito su quel delizioso bottoncino e affondo due dita ad uncino nella fica. I tuoi capezzoli sono meravigliosi, li lecco, li stuzzico, ci strofino il naso e le labbra. Da dove sei uscita? Sono 40 anni che ti cerco!

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      9. “Ero solo da incontrare, ma io ci sono sempre stata”
        Mentre rovescio la testa la canzone mi entra in testa.. “Ci sono sempre stata, dovevi solo scoprirmi e scoparmi”
        Il respiro mi si fa corto, le sue dita dentro me e la sua bocca mi stanno facendo tremare, accelerò il movimento delle mie dita dentro lei e le spingo in fondo, sento che anche lei sta respirando forte
        Sfilo le dita dalla sua figa fradicia e ne avvicino una al suo buchino, lo carezzo per un paio di secondi prima di infilarlo dentro il suo culo che si apre per riceverlo mentre lei geme mordendomi forte un capezzolo e spingendo le due dita in fondo alla mia figa
        La sento contrarsi intorno al mio dito e questo scatena in me un primo orgasmo che le regalo bagnandole tutta la mano con cui mi sta masturbando
        La mia figa si contrae per il piacere intorno alle sue dita e il mio miele le cola sulla mano

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